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La meravigliosa avventura di Giulio Dati scultore e re dei cinema della Piccola Atene
Nel solo centro storico c’erano tre sale, a Marina cinque: il racconto di un’epoca che non c’è più
LA STORIA
C’era una volta la città del cinema: potrebbe cominciare questa storia, perché Pietrasanta nel dopoguerra contava ben tre cinema che facevano attività tutto l’anno. Lo Splendor, che aveva sia una sala interna che una esterna il Centrale, il Comunale ed uno estivo, il Corallo che era all’aperto e si trovava in una corte nell’angolo opposto all’albergo Stipino, con accesso da un piccolo cancellino. A Marina c’erano altri cinque cinema: l’Aurora e l’Eden Park a Fiumetto, il primo di fronte al Ponte del Principe e l’altro in quello che è oggi è il parcheggio dell’omonimo Hotel; due a Tonfano, il Giardino poco a monte alla storica gelateria Cervietti e l’Italia accanto alla Chiesa e poi quello dei Vip a Focette, sul lato opposto del viale a mare rispetto alla Bussola, dove le star in attesa di esibirsi a notte fonda nel locale più cool d’Italia ingannavano il tempo.
Ma il primo fu lui, il Centrale, nato giusto 100 anni fa, nel 1921, in via di Mezzo nel cuore della città, quando il cinematografo era agli albori: il cinema non c’è più dal 1974 ed è oggi sede di quella che recentemente è stata inserita da Vanity Fair nelle dieci più belle librerie d’Italia dove è annesso un negozio di antiquariato. Di tutto il cinema resta la pensilina, sotto tutela dei Beni culturali, che era il benvenuto al pubblico in questo ambiente stile liberty la cui storia è bella quasi quanto quella del suo primo gestore, Giulio Dati, uno scultore che diventò imprenditore del cinema e arrivò a gestire tutte le sale private di Pietrasanta ed alcune anche nei comuni di vicini.
Giulio Dati era un pietrasantino, nato nel 1889, scultore, giocatore di calcio ricordato nella prima formazione di una squadra pietrasantina, amministratore di Pietrasanta come consigliere comunale negli anni ’10, pluridecorato militare nella guerra italo turca del 1912, abile gestore della Casa di risposo di Pietrasanta, fino a quando non andò a nozze con Devota Giannelli di Terrinca, la cui famiglia era proprietaria dell’albergo La Pace di Pietrasanta proprio nella via principale del paese. Da qui inizia un’altra storia, perché Giuseppe Giannelli, padre di Devota su imput del genero, trasformò l’albergo nel primo cinema della città, il Centrale di cui Giulio Dati divenne gestore. Prima di essere trasformato in cinema, l’edificio si componeva di quattro piani e nella sala si trovava la sala dell’osteria annessa all’albergo. La pensilina esterna in vezzoso stile liberty fu commissionata all’insegnante dell’Accademia delle Belle Arti, Elia Bresciani con elementi floreali e zoomorfi. Quando non vi era il cinema, venivano tolte le sedie in legno e la sala diventava utile per il ballo. Il cinema era il sogno, la frontiera ancora inesplorata che Giulio Dati poi portò in tutto il comune di Pietrasanta fino alla gestione di quasi dieci sale sul territorio: quelle estive solitamente rimbalzavano i titoli di maggior successo nella stagione invernale. A Pietrasanta invece, c’erano le prime visioni, i film del momento. Con la stagione d’oro del cinema il sogno si moltiplicava in tutte le sale. Nel 1961 Giulio Dati venne insignito della medaglia d’oro dell’associazione generale italiana dello spettacolo “per aver svolto attività cinematografica contribuendo con la sua appassionata opera all’affermazione e allo sviluppo del cinema”.
Con la sua morte avvenuta nel 1973, il Centrale chiuse i battenti, seguiranno anche lo Splendor e con gli anni anche quelli estivi a Marina arrivati però al nuovo millennio. La Tv aveva trasformato le abitudini degli italiani. Del Centrale di allora resta l’impianto della sala, la pensilina, la prima macchina manuale per le pellicole che si trova a casa della nipote Nicoletta che gestisce oggi l’Antiquariato Il Centrale in quei locali che oggi divide con la Libreria Nina. La storia del Centrale è narrata brevemente nella pubblicazione “Buio in Sala” a cura di Luca Leonardi, che racconta le storie di luoghi come il Centrale, quando per sognare bastava poco, una pellicola che ti portavi nel cuore tutta la settimana, il rumore della macchina da proiezione, il buio in sala, la magia delle figure in movimento, il sogno di una civiltà che sembrava andare verso un inarrestabile progresso. Oggi il Covid ci ha tolto anche la magia del cinema, l’unico a Pietrasanta, il Comunale, ma torneremo a sognare nella sala oscura. —
Michele Morabito
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