Meteo
Anche l’arte si mobilita per Viareggio
Bruto Pomodoro lancia un appello su Facebook ai colleghi e ai sindaci della Versilia: «Sentenza da annullare»
Donatella Francesconi
viareggio. La sua reazione è stata immediata, nel giorno della sentenza di Cassazione sul disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009, 32 morti nel deragliamento di un treno carico di Gpl a ridosso delle case. «Al presidente Sergio Mattarella», così il post dell’artista Bruno Pomodoro, residente a Seravezza, « chiedo che venga annullata l'ignobile sentenza della Cassazione sulla strage di Viareggio».
Ma Pomodoro non si è fermato qui, aggiungendo: «Faccio appello al nostro sindaco Riccardo Tarabella, al sindaco di Forte dei Marmi, Bruno Murzi, al sindaco di Pietrasanta, Alberto Giovannetti, al sindaco di Camaiore, Alessandro del Dotto, al sindaco di Stazzema Maurizio Verona, al deputato della Repubblica onorevole Umberto Buratti e al senatore Massimo Mallegni per intervenire congiuntamente presso il nostro presidente della Repubblica, Mattarella, affinché sia annullata la sentenza della Corte di Cassazione che vede impuniti i responsabili della strage di Viareggio».
Un appello che coinvolge quel mondo dell’arte e della cultura del quale Bruto Pomodoro fa parte. «Date pace a quelle 32 vittime, date giustizia ai familiari», continua l’artista su Facebook. Che aggiunge: «La sentenza della Cassazione che ha visto assolti i responsabili della strage di Viareggio è di una gravità senza precedenti! E non perché ancora una volta assistiamo all'impunità dei responsabili di una strage di Stato – cosa di per se gravissima – e rimaniamo attoniti a vedere il dolore dei parenti delle vittime, ai quali per la seconda volta sono stati uccisi i propri cari. A questo ormai noi italiani ci siamo, purtroppo, assuefatti per colpa dei tempi lunghissimi con cui si muove la giustizia italiana o per colpa di alcuni magistrati compiacenti. La gravità di quanto è successo ieri è che questo disastro, che poteva essere evitato se ci fossero stati più controlli e meno negligenze, riguarda ognuno di noi, nessuno esclusi. Tutti noi potevamo passare quella sera nei pressi della stazione di Viareggio, ignari di quello che di lì a poco sarebbe successo, morendo di una delle morti più atroci: arsi vivi sul bordo di un marciapiede o all'interno dei propri letti nelle nostre case, tutti».
Con la sola colpa – conclude Pomodoro – di esistere in uno Stato che permette e non punisce responsabilità e negligenze all'interno di un servizio, per altro pubblico. Se questa sentenza non sarà rigettata possiamo dare un addio definitivo alla giustizia italiana». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
altro servizio a pag. 10
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
