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«Così ce li hanno uccisi un’altra volta» Il grido di Daniela Rombi dalla Cassazione

Donatella Francesconi
«Così ce li hanno uccisi un’altra volta» Il grido di Daniela Rombi dalla Cassazione

Familiari delle 32 vittime del disastro ferroviario di Viareggio sconvolti e feriti dal verdetto di terzo grado

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Donatella Francesconi

VIAREGGIO. Basterebbe il pianto a dirotto di Daniela Rombi, sui gradini della Corte di Cassazione, a raccontare tutto. Sono le 15 di un giorno che i familiari delle 32 vittime del disastro ferroviario di Viareggio - deragliamento, gas che fuoriesce da una cisterna, fiamme, esplosioni, macerie - non dimenticheranno più. I giudici della quarta sezione della Corte di Cassazione hanno messo nero su bianco che quella maledetta notte i morti ci sono stati, ed è innegabile. Ma quel reato - l’omicidio colposo - non avrà responsabili che sconteranno alcuna pena, per usare le parole del professore Enrico Marzaduri, uno dei legali di parte civile. «Il reato», spiega Marzaduri, «non sarà punito. Perché è prescritto». Essendo decaduta - per i giudici della Suprema Corte, ultimo grado di giudizio - l’aggravante dell’infortunio sul lavoro.

«Ce li hanno uccisi un’altra volta», è il pianto denso di rabbia di Daniela Rombi. Lei e suo marito, quella maledetta notte, hanno perso per sempre Emanuela Menichetti, 21 anni, dopo 40 giorni di agonia, ustionata in tutto il corpo.

E come si fa a provare a ragionare della sentenza, dei suoi aspetti giuridici, del come e quando alcuni imputati di Ferrovie delle sue aziende dovranno tornare ad un nuovo processo d’appello? L’urlo di mamma Daniela diventa il pianto delle altri madri d’Italia. «Piangiamo con voi»: lo schermo della piattaforma on line rimanda il volto segnato di lacrime di Rosi De Masi che nel rogo della ThyssenKrupp di Torino ha perso il figlio Giuseppe, 26 anni.

Daniela, tutti i familiari delle vittime, le 32 magliette stese una accanto all’altra sulle sedie di ogni aula di giustizia che abbia accolto, in questi anni, il lavoro approfondito per arrivare ad una verità che la sentenza della Cassazione ha per gran parte spazzato via. Ributtando tutti indietro nel tempo, tra il fumo di quella notte, l’odore di tutto ciò che era bruciato, le macerie dentro le quali i fratelli di Andrea Falorni hanno scavato a mani nude fino quando - giorni dopo - un macabro corteo di formiche li ha portati fino ad un pezzo di ginocchio del loro caro.

«E voglio aggiungere», sono le parole dure di Daniela Rombi che «evidentemente, oggi ce lo dice la Suprema Corte, i giudici di primo grado, quelli del Tribunale di Lucca, ed i loro colleghi del giudizio di secondo grado, in Corte d’Appello a Firenze, non capiscono niente».

Questa mattina dalle 11 i familiari delle vittime della strage di Viareggio saranno di nuovo in diretta e, poi, a mezzogiorno parleranno ufficialmente, come hanno sempre fatto dopo ogni sentenza in questi infiniti undici anni e mezzo.

In un 2021 che vedrà l’anniversario più triste dopo il primo. —

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