Il presidio
Strage, i familiari delle vittime tornano in strada prima della sentenza
Domani pomeriggio alle 18 presidio con volantinaggio davanti alla stazione. L’8 gennaio il verdetto di Cassazione
Donatella Francesconi
viareggio. Oggi mancano cinque giorni a quell’8 gennaio, data fissata per la Camera di consiglio dei giudici della Quarta sezione penale della Corte di Cassazione, chiamati al terzo grado di giudizio sul disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009, 32 morti. E domani, alle 18, i familiari delle vittime della strage di Viareggio, riuniti nell’associazione “Il Mondo che vorrei”, saranno di nuovo in strada: davanti alla stazione ferroviaria, per un presidio con volantinaggio. Uno dei tanti che i familiari hanno portato in giro per l’Italia in questi 11 anni e mezzo di dolore e di viaggio nel sistema Giustizia.
L’iniziativa è stata annunciata venerdì sera, nel terzo incontro organizzato on line dalla associazione “Il Mondo che vorrei”, appuntamenti che vedono ospiti, rubriche fisse e momenti di spettacolo, musica, oltre che una discussione a più voci, alla quale partecipano anche rappresentanti delle troppe tragedie italiane che l’uomo poteva e doveva evitare, ma così non è stato.
Ospite della serata di ieri è stara Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo vittime Ponte Morandi, a Genova. Un ponte - quello tra Viareggio e Genova - che si è subito “costruito” fin dai giorni successivi al crollo nel quale hanno perso la vita 43 persone. E che si è “materializzato” nell’incontro on line grazie a Gino Martella, che con il regista Massimo Bondielli ha dato pellicola al disastro ferroviario di Viareggio. Martella ha mostrato il disegno del regista Marco Leviti, «che ha disegnato un Marco Piagentini (presidente dell’associazione “Il Mondo che vorrei”, ndr) impegnato a percorrere per primo, in bicicletta, il nuovo ponte, direzione Genova». Uno dei tanti segni della solidarietà che si è sempre stretta intorno ai familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio.
I quali, in strada in questi anni, hanno portato la loro storia collettiva, le vicende singole, ma anche la richiesta incessante di verità e giustizia per le troppe stragi d’Italia. Che, analizzate una per uno, con l’esperienza maturata dal lavoro dell’associazione viareggina, mostrano un punto in comune su un aspetto da fare accapponate la pelle: cosa posso arrivare a sostenere voci autorevoli di tecnici, ingegneri, periti, fuori e dentro le aule di giustizia per giustificare ciò che ingiustificabile non è.
È accaduto durante l’incidente probatorio per il disastro di Viareggio (anno 2011) - ha ricordato proprio Piagentini - «di ascoltare i periti del Gip affermare di avere fatto i calcoli e di non averli conservati, oppure di aver interagito con la cisterna squarciata “a occhio”». Ed è successo con il crollo del ponte a Genova, ha sottolineato Possetti: «Il primo febbraio saremo in aula per ascoltare le risposte che i periti avranno dato ai 40 quesiti posti dal giudice e dai quali dovrà emergere il motivo del crollo. Gli imputati cercheranno in tutti i modi a portare acqua al loro mulino. Abbiamo visto persone che hanno detto in tv delle assurdità, persone che hanno una elevata professionalità. Anche dal punto di vista della dignità professionale ce n’è di strada da fare». —
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