Il Tirreno

Versilia

Ponte Morandi, un crollo con 43 vittime 

La testimonianza di Egle Possetti in nome della tragedia del 2018

D.F.

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la voce di genova

«Andremo avanti. Non ho nessuna intenzione di mollare. Perché i nostri cari devono avere rispetto. E speriamo che in qualche modo qualche piccolo granello vada a bloccare questi grandi ingranaggi che continuano a mietere vittime, a macinare soldi per qualcuno, a celare quella che è la realtà del nostro Paese»: in collegamento via chat parla Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo vittime Ponte Morandi. Nel crollo del ponte - il 14 agosto del 2018 - morirono 43 persone. Tra queste anche la sorella di Possetti. Il primo febbraio i familiari delle vittime torneranno in aula, nel corso dell’incidente probatorio, per ascoltare le 40 risposte agli altrettanti quesiti posti ai periti dal Gip.

«È sempre molto difficile, ma è importante che parliamo di quello che è avvenuto, di quello che è successo alle nostre famiglie», racconta Egle e sembra di tornare indietro di 11 anni e mezzo, tra il fuoco e le macerie di via Ponchielli a Viareggio. «Di colpo», prosegue Possetti, «avere la propria vita cambiata, con tutto quello che avviene dopo, un sacco di problemi che si accavallano, tantissime situazioni drammatiche. Devi riuscire ad andare avanti e devi trovare la forza di andare avanti per procedere nella tua vita, anche se avresti voluto che finisse in quel preciso momento. Da soli non contiamo nulla. Se siamo riuniti, invece, abbiamo una forza decisamente diversa».

Ed è la storia del disastro ferroviario di Viareggio, dal quale è nato il Comitato nazionale “Noi non dimentichiamo”, che riunisce i familiari di tutte le stragi d’Italia che l’uomo poteva e doveva evitare, ma così non è stato.

«Abbiamo iniziato a seguire il processo», è la testimonianza che arriva da Genova: «Arrivare in un’aula di tribunale è stato estremamente angosciante. abbiamo trovato un atteggiamento molto irrispettoso anche dagli avvocati delle controparti. Per loro è un lavoro come un altro. Ma questa non è una causa di divorzio. Le persone hanno perso dei familiari, i propri cari. Alcune persone hanno perso chi portava a casa la pagnotta. C’erano situazioni davvero delicate».

Chi è collegato ascolta in silenzio, ricorda la propria storia, annuisce provato dalle parole di Egle Possetti. Poi, una voce, in chiusura di collegamento: «Egle, non mollate». È quella di Andrea Maccioni, cognato di Marco Piagentini, fratello di Stefania Maccioni, che di Marco era la moglie, uccisa la maledetta notte del 29 giugno 2009 insieme ai figli Lorenzo, due anni, e Luca, 5. —

D.F.

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