«Nella nautica al fianco di mio padre per ritrovarmi nel suo modo di essere»
Francesca Ragnetti ricorda Giancarlo, manager di Perini per una vita, scomparso a causa del Covid
Il ricordo
Dal vivo non è più riuscita a vederlo dal luglio scorso. Poi la situazione di Giancarlo Ragnetti, manager della nautica, una vita trascorsa a dare ali al sogno dei velieri Perini, è peggiorata a causa dell’infezione da Covid-19. Fino alla morte, nella notte del 7 novembre, a 74 anni. Oggi Francesca Ragnetti, che ancora piange suo padre insieme alla madre Raffaella e al fratello Simone, ripercorre col Tirreno i giorni terribili, dalla notizia del contagio alla morte, in una chiacchierata a ruota libera che racconta anche di padri e figli che si pensano così diversi e scoprono, invece, di essere tanto uguali. «Un giorno all’improvviso ci chiamano dalla struttura dove si trovava mio padre e ci dicono che è risultato positivo al Covid. Papà da tempo era malato di Parkinson ma aveva recuperato grande lucidità grazie alla degenza alla casa di Cura Barbantini, dove sono stati magnifici tutti. Poi avevamo scelto il ricovero in una Rsa, proprio per proteggerlo dalla pandemia. Da lì è stato portato in ospedale, di notte, e a noi l’ha comunicato il medico di famiglia». Francesca ricorda, senza riuscire a trattenere la commozione, l’ultima telefonata con il padre: «Ero al lavoro e avevo dei clienti esigenti, impegnativi. Gli ho chiesto un consiglio. Lui si è messo a piangere». Perché anche Francesca, che oggi ha 42 anni, lavora nella nautica, sales manager per “Mangusta”, Gruppo Balducci. Ma alla nautica è arrivata inseguendo un proprio filo che suo padre, poi, ha saputo riannodare fino a portarla a sè. O meglio, con sé.
«Volevo fare l’attrice. Ho studiato, mi sono pagata da sola l’Accademia di musical e ho lavorato per tanto tempo nel mondo dello spettacolo. Con mio padre litigavo sempre».
Poi, un giorno, Giancarlo Ragnetti deve aver pensato che era arrivato il momento di recuperare quel “gomitolo” dagli occhi così simili ai propri. «Aveva bisogno di organizzare il lancio di uno dei sogni Perini, in Sardegna. Mi ha proposto un contratto a termine: tre mesi e il minimo dello stipendio». Una proposta che ha subito prodotto quello che Ragnetti aveva immaginato, senza dirlo: «Quando ho iniziato a lavorare con lui», ricorda Francesca, «abbiamo smesso di litigare. Perché sul lavoro avevamo lo stesso punto di vista. Ricordo quando andavamo a trovare i clienti. Ricordo la sua meravigliosa capacità di creare relazioni umane». Poi Francesca torna ancora più indietro nel tempo: «Ho pensato spesso che mio padre, in realtà, mi abbia “allenato” per il mondo della nautica. Ricordo quando invitava gli armatori a cena, a casa. Il fine settimana lui li accompagnava in cantiere, mentre mia madre faceva acquisti con le loro mogli e io andavo in giro con i loro figli». Un modo di pensare e fare quello che è riduttivo definire marketing che da tutti è riconosciuto come il tratto distintivo di Giancarlo Ragnetti e del suo lavoro vincente nella nautica mondiale.
Prima si scopre che non si litiga più, fianco a fianco in cantiere, poi arriva anche quel «brava» tanto atteso. Nel giorno in cui la passione dello spettacolo e l’impegno nella nautica si fondono nella richiesta che papà Ragnetti fa alla figlia: «Eravamo alla Chalet del Lago e mi chiese di cantare per gli armatori. Alla fine arrivò il suo “brava”».
Le immagini della storia di figlia, in casa Ragnetti e poi in cantiere, attraversano rincorrendosi la narrazione di Francesca. In parte simili a quelle del fratello Simone, «folgorato dagli alberi Perini al primo passaggio in cantiere ancora ragazzino», che oggi - più giovane della sorella - è comandante di yacht.
Ma c’è un ricordo al quale Francesca tiene, quello di quando ha realizzato «che ero figlia di Giancarlo nel lavoro». La ragazza è alle prese con il Magazine Perini: «Papà aveva visto delle foto di Oliviero Toscani che lo avevano molto colpito e le voleva per il Magazine. Io però non avevo un budget. Cercai per lungo e largo Toscani e quando finalmente lo ebbi al telefono mi ascoltò e poi mi rispose: “Perché dovrei darle le mie foto? Cosa può darmi in cambio?”. Ci pensai su un momento e risposi: “Posso cantarle una canzone”. Non avrei mai pensato che avrei dovuto farlo davvero. Invece Toscani mi disse: “Bene. Mi sono seduto: inizi pure”. Quando terminai, Toscani commentò; “Non credevo avrebbe avuto il coraggio”. E io pensai: beh, sono proprio figlia di mio padre».
Quel padre che il mondo della nautica ha omaggiato, nei giorni del lutto, da ogni parte del mondo. «Ci hanno ricoperti di affetto. E ringrazio a nome di tutta la famiglia», conclude Francesca Ragnetti: «Mi farebbe particolarmente piacere conoscere il sindaco di Viareggio, per ringraziarlo di persona di quanto ci ha scritto». —
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