Il Tirreno

Versilia

Altro che licenziata la prof del concorso dichiarato illegittimo è stata promossa

Pietro Barghigiani

Partecipò alla selezione sebbene moglie di un docente I giudici: «Il rapporto lavorativo andava estinto»

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viareggio. Una sentenza del Consiglio di Stato dice che quella professoressa non solo non doveva partecipare al concorso, poi annullato a favore di chi aveva i requisiti per vincerlo. Ma dopo una serie di pronunciamenti del massimo organo della giustizia amministrativa avrebbe dovuto uscire dall’organico dell’Ateneo.

Verdetti rimasti sulla carta - l’università pisana, sottolinea il Consiglio di Stato «ha avuto un comportamento elusivo» - mai applicati. Ignorati da chi avrebbe dovuto darne esecuzione. Con una situazione paradossale che si è creata nella clinica veterinaria dell’Ateneo pisano, a San Piero a Grado.

La professoressa vincitrice del concorso dichiarato illegittimo dai Tribunali, Micaela Sgorbini, 49 anni, di Viareggio, nel frattempo è diventata il direttore sanitario del Centro veterinario e la ricercatrice vincitrice dei ricorsi, in teoria, finirebbe per essere una sua subordinata se accettasse di rientrare a Pisa.

Alessandra Gavazza, 52 anni, di Livorno, nelle more della battaglie legali per un posto a Pisa, ha vinto un concorso a Camerino dopo essersi aggiudicata a suon di sentenze a suo favore quello al centro della contesa. L’amarezza resta e viene denunciata dal blog “Trasparenza e merito”, censore nazionale di quello che non va nelle università italiane.

Alla base della querelle legale-amministrativa in questione c’è l’accertata impossibilità per la professoressa Sgorbini di partecipare, nel 2011, al concorso vinto e poi annullato.

La stessa, infatti, era prima la convivente (al momento della pubblicazione del bando, il 14 dicembre 2010), e poi ne diventerà la moglie, di un professore di ruolo nello stesso dipartimento, Michele Corazza.

La legge Gelmini fissa fino al quarto grado di parentela il divieto di assunzioni con simili legami familiari. E i verdetti lo hanno confermato. Ma quello che l’associazione “Trasparenza e merito” rileva è la mancata esecuzione delle sentenze.

Nel suo ultimo verdetto, nel marzo 2020, il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile l’ennesimo ricorso della docente Sgorbini, sottolineando la responsabilità dell'Ateneo di Pisa per «non aver portato alle definitive conclusione l’estinzione del rapporto instauratosi con la vincitrice della procedura annullata».

Conclude il blog: «Ad oggi non ci risulta sia pervenuto alcun atto formale da parte dell’Ateneo di Pisa che dunque non ha applicato né adempiuto ad una sentenza del massimo Tribunale amministrativo dello Stato italiano. E che non ha, a quanto risulta fino ad oggi, estinto il rapporto lavorativo con la contro-interessata dichiarata illegittima», tanto che la stessa «risulta tuttora in servizio».

La dottoressa Gavazza (che nella lunga vicenda giudiziaria intrapresa è stata assistita dai professori Nicola Pignatelli e Paolo Carrozza) - si legge ancora nel blog dell’associazione “Trasparenza e merito” - «costretta ai tanti ricorsi giudiziari e amareggiata di fronte al silenzio dell’Ateneo pisano, aveva concorso e vinto un posto da ricercatore (tipo B) in un altro Ateneo».

Insomma, conclude il blog: «L’Ateneo di Pisa e il suo rettore farebbero bene a rivedere l’atteggiamento di ostilità nei confronti di chi denuncia gli abusi ottenendo tutte le ragioni, attenendosi piuttosto all’esecuzione delle sentenze dei giudici». —

Pietro Barghigiani

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