Il Tirreno

Versilia

La lunga agonia dell’archivio storico che giace nell’edificio pericolante

Giuliano Rebechi
La lunga agonia dell’archivio storico che giace nell’edificio pericolante

Il patrimonio documentale è ancora raccolto nei magazzini dell’ex Cooperativa che stanno crollando 

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la storia

Le sorti dell’archivio storico comunale di Pietrasanta sono tornate di attualità. Ad accendere di nuovo le luci sul prezioso patrimonio documentale è stato l’assessore comunale Stefano Filiè presentando la recente variazione di bilancio che destina 95mila euro al trasferimento di una parte dei documenti custoditi negli ex magazzini della Cooperativa. Questa rinnovata attenzione alle sorti di un archivio già dichiarato “di interesse regionale” fa piacere, in particolare a coloro che vi si avvicinano per ricerche e studi.

Purtroppo bisogna constatare che da quando l’archivio storico venne trasferito dalla sua sede originaria di Palazzo Moroni a quella attuale (inagibile al pubblico, minacciata dall’umidità e da varie altre insidie del tempo e del luogo) molte parole sono state spese ma poco o nulla è stato fatto sul piano di una organica, unitaria, funzionale e definitiva collocazione dell’ingente patrimonio di fondi archivistici posseduti dal Comune. Sì, perché non del solo archivio storico si tratta bensì di altri fondi, lasciti e raccolte collocati nei posti più diversi, persino fuori dei confini comunali. Un esempio è costituito dall’ingente documentazione che fino a qualche anno fa si trovava nel seminterrato dell’ex mercato comunale, trasferita in custodia, tal quale e non inventariata, nel deposito di una ditta privata nel comune di Massarosa, inaccessibile all’utenza. Così come nel massarosese è stato trasferito l’archivio di deposito già ospitato in municipio, con gran disagio in particolare per i professionisti che hanno necessità di una consultazione rapida e quotidiana oggi vanificata da tempi lunghi e incerti.

Ma vi è di più. Altri depositi sono giacenti, in pessime condizioni, proprio negli ex magazzini della Cooperativa come i preziosi resti di quello che fu l’archivio della terza coop di consumo d’Italia, quella di Pietrasanta, che chiuse i battenti, dopo 60 anni di ininterrotta attività, nel 1967. Lì, in una stanza di cui persino in Comune non conoscono l’esistenza, si trovano, tra l’altro, decine di libri sociali dell’ente cooperativo con le schede individuali di migliaia di soci, oggi fonte di grandissimo interesse e utilità ai fini di studio. Ma anche alla biblioteca civica sono depositati fondi archivistici e lasciti – ultimo in ordine di tempo il fondo Orlandi – e un archivio fotografico che non dovrebbero stare lì, a occupare spazio ai libri ma essere sistemati in un’unica sede archivistica. Insomma, il discorso abbraccia problematiche ben maggiori di un parziale trasferimento di faldoni da un posto a un altro come è stato prospettato in sede consiliare. Comporta, come minimo, di riconsiderare l’intera materia indicando soluzioni definitive e in sicurezza, funzionali e appropriate al valore di tale ricchezza pubblica.

Una soluzione idonea – verrebbe da dire ideale – meno di una decina di anni fa era stata individuata dall’allora amministrazione comunale, nell’ala sud dell’ex ospedale civico Pietro Lucchesi, con ingresso lungo via Capriglia. In quei locali furono eseguiti lavori e vennero messe a bilancio cifre importanti per un progetto ritagliato su misura alle esigenze di conservazione dei materiali, a quelle di consultazione e in una sede centrale di facile accesso. Ma tutto venne bloccato dalla notizia che un’importante azienda pubblica di servizi in quegli stessi locali avrebbe trasferito la propria sede portando a Pietrasanta un centinaio di impiegati, fino ad allora operativi in più uffici sparsi sul territorio. Di fronte a questa prospettiva associazioni culturali, studiosi e tutti coloro che reclamavano uno sbocco positivo alla sistemazione degli archivi comunali si fermarono. Cento posti di lavoro pesavano molto più di qualche vecchio faldone di documenti.

Sono passati dieci anni e i locali all’ex ospedale, ristrutturati, restano in attesa di un utilizzo. L’archivio storico è ancora nei magazzini dell’ex Cooperativa, inagibile perché l’edificio è da tempo pericolante e ora sta crollando nella parte sud, con ulteriori gravi rischi. È perciò urgente un lavoro congiunto del Comune nei suoi livelli istituzionali (giunta e consiglio) e nelle sue articolazioni organizzative (uffici) per andare oltre le enunciazioni o le soluzioni parziali. Maggioranza e minoranza si trovino attorno a un tavolo e, su un problema che va oltre gli schieramenti politici, indichino una strada condivisa, percorribile e ottimale per tutela e valorizzazione di un patrimonio culturale che è l’identità stessa di un’intera comunità. —

Giuliano Rebechi



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