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Lettera al sindaco in difesa degli alberi monumentali

donatella francesconi
Lettera al sindaco in difesa degli alberi monumentali

La signora Beconi ricorda tutte le piante censite nel 2000, parte delle quali è stata abbattuta. «Prima di raderle al suolo si consultino esperti del settore»

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viareggio

Ha scritto al sindaco Giorgio Del Ghingaro la signora Marielisa Beconi allegando alla comunicazione il bell’elenco di alberi secolari che la città vanta, o meglio vantava perché molti sono stati abbattuti come accaduto in questi giorni all’eucalipto di piazza D’Azeglio. Che il primo cittadino - con un video sulla propria pagina Facebook - ha dichiarato «albero certificato malato e pericoloso». In realtà - fanno notare i tanti commenti sulla stessa pagina Facebook, ma anche da quella del gruppo “Viareggio mia” (da qui la bella foto dell’albero com’era di Alessandro Balloni) - non esistono nel sito del Comune atti relativi alla certificazione di pericolosità dell’albero. E c’è chi si spinge fino a ricordare che alberi di questo tipo e portata al massimo hanno problemi ai rami che possono e devono essere potati.

«Prendendo spunto dall' abbattimento dell'eucalipto in Piazza d'Azeglio, che secondo quanto da lei dichiarato era diventato pericoloso per le persone», scrive al sindaco la signora Beconi, «desidero elencare di seguito gli alberi di Viareggio che sono stati definiti monumentali. L'elenco fu stilato nel 2000 da Peter C. Kugler, incaricato dall'allora assessore all'ambiente Mauro Rossi di effettuare uno studio sugli “Alberi monumentali presenti sul territorio comunale di Viareggio” Kugler censì e commentò una serie di alberi (in aggiunta ai 9 censiti dall'Ente Parco nel territorio di sua competenza) che “per età e dimensioni possono essere considerati come esempi di maestosità e longevità” e che hanno un “preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale o tradizioni locali”, come si legge nella presentazione del libro “Parchi, giardini e alberi monumentali–Guida alla flora autoctona ed esotica di Viareggio», edito da Pezzini Editore nel Novembre 2000».

Gli alberi sono i seguenti, ricorda Beconi: lecci (in via Comparini, Aurelia, via dei Lecci, secondo leccio esterno Villa Borbone (proprietà privata) e interno Villa Borbone (Comune di Viareggio); Erytrthina di Villa Argentina ; Oleandro del giardino delle Suore Medee; Palma del Marinaio; Platano di Inaco; Mirto di piazza Manzoni; Pioppo Nero (viale Capponi); Palma del Cile (pineta di Ponente); Eucalipto (piazza d'Azeglio); Buzia, palma (via IV Novembre); Palma delle Canarie (piazza d'Azeglio e viale Manin); Platano (via Indipendenza); Farnia (via della Gronda); Pioppo Bianco (viale dei Tigli); Pino Marittimo, Leccio, Carpino Bianco, Pino Domestico, Farnia, Farnia detta Quercia di Matone, Frassino ossifilo, Periploca, tutti nella Macchia Lucchese».

«La maggioranza di questi alberi», sottolinea la signora Beconi, «non esiste più rispetto all'anno 2000. Sono stati abbattuti per una ragione (seria) o per altre ragioni (meno serie, cito il Mirto di piazza Manzoni, tanto per fare un esempio». Ed allora, conclude la lettera, «signor sindaco, le chiedo gentilmente di far sì che, per quanto concerne gli alberi residui, si faccia un serio studio prima di raderli al suolo. Essi costituiscono parte integrante ed importante della storia di Viareggio. È auspicabile che, prima di raderli al suolo, siano mantenuti e curati da esperti del settore». —

donatella francesconi

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