Il Tirreno

Versilia

Il disastro su RaiTre: una cicatrice che ancora sanguina

d.f.

Domani sera alle 22,45 la prima puntata di “Che ci faccio qui” di Domenico Iannacone 

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in tv

Una «cicatrice collettiva che ci portiamo addosso come popolo», racconta Domenico Iannacone al Tirreno alla vigilia della messa in onda della puntata di “Che ci faccio qui” che tocca anche Viareggio ed il disastro ferroviario di 11 anni fa. Dal 30 novembre Iannacone torna su Rai3 in seconda serata (22,45) con quattro nuove puntate dense di storie collettive ed individuali in cui l’elemento del corpo ritorna continuamente, fragile e potente. Il corpo di Marco Piagentini, sopravvissuto allo strazio delle fiamme sulla carne ed a quello non può smettere di mordere l’anima quando si sono persi due figli piccoli e la loro madre. «Vite bloccate da un destino avverso ma non inevitabile», sono ancora le parole di Iannacone. Che continua: «Quelle trentadue vittime non sono morte per una loro disattenzione. Sono morte nel luogo che ritenevano più sicuro: le proprie case».

Una trasmissione tra le pochissime realizzate sulla strage di Viareggio, che va in onda alla vigilia del 2 dicembre che segna l’inizio del processo di terzo grado, quello del giudizio definitivo per gli imputati, quale che sia, di fronte ai giudici di Cassazione, a Roma. «Sono contento che questa puntata vada in onda in un momento così cruciale per queste persone. Le voci di Piagentini e di Daniela Rombi (che nel disastro ferroviario si è vista strappare la figlia di soli 21 anni, dopo 40 giorni di agonia, ndr) sono una sorta di coscienza, sono le voci di 31 morti, della città tutta. Una Viareggio che è entrata nel filone delle stragi italiane che ancora non hanno riconoscimento morale».

Voci e storie personali che diventano dramma globale, non solo per il treno che deraglia, il Gpl che esce dalla cisterna squarciata e si infiamma, il fuoco nelle case, le macerie, le vittime. «Aver mandato in prescrizione le lesioni e l’incendio colposi», sottolinea Iannacone, «è come cancellare la verità».

Perché quanto accaduto sui binari di Viareggio, il 29 giugno 2009, «rappresenta uno spartiacque dal quale si dovrebbe ricominciare, come sottolineano i familiari delle vittime». Ricominciare per fare risposta alla domande delle domande, perennemente sospesa nonostante due gradi di giudizio che hanno messo in evidenza le responsabilità del sistema ferroviario italiano ed europeo: «Cosa è cambiato?», sintetizza Iannacone.

Una risposta più che mai è dovuta: «La vicenda del disastro ferroviario di Viareggio ci fa comprendere che l’oblio per le stragi non può essere consentito». Ed invece prevale, nel nostro Paese, «l’idea che il tempo logori la memoria».

Ma la memoria di quella notte maledetta di prima estate resta viva perché vive rimangono le voci dei familiari delle vittime e della città che le ha sempre sostenute.

La puntata “Io sono vivo” della trasmissione “Che ci faccio qui” condotta da Domenico Iannacone è prodotta da Hangar TV di Gregorio Paolini. —

d.f.

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