Il presidio
Strage, la Cassazione conferma: udienza il prossimo 2 dicembre
viareggio
Strage Viareggio, la Cassazione conferma la prima udienza del prossimo 2 dicembre per l’inizio del processo di terzo grado. Gli “ermellini” hanno respinto la richiesta di rinvio avanzata dagli avvocati della società tedesche, che avevano motivato l’istanza con l’innegabile emergenza Covid.
Un’istanza di rinvio che aveva visto tutte le parti d’accordo, al fine di permettere a tutti di partecipare a pieno alla udienza, che potrebbe anche essere l’unica che si tiene per il disastro ferroviario di Viareggio al Palazzo di giustizia di Roma.
Il 20 giugno i giudici della Corte d’Appello di Firenze, terza sezione penale, hanno condannato 25 imputati, tra cui i manager delle ferrovie all’epoca della strage avvenuta il 29 giugno 2009 e che ha causato 32 vittime: Mauro Moretti, ex ad di Rfi ed ex ad di Ferrovie dello Stato, a 7 anni di reclusione; Michele Mario Elia, ex ad di Rfi e Vincenzo Soprano, ex ad di Trenitalia, a 6 anni di reclusione.
Oltre a Ferrovie ed alle altre aziende controllate, a processo anche la Gatx Rail, l’ Officina Junghental di Hannover dove fu controllato l'assile che rompendosi diede il via al deragliamento, e l’Officina Cima Riparazioni di Bozzolo (Mantova), dove fu montato l'assile poco prima di riprendere a circolare in Italia.
Da allora sono trascorsi quasi 11 anni. Ed ancora l’iter giudiziario non è terminato. Al centro del giudizio che i giudici di Cassazione sono chiamati a pronunciare c’è il riconoscimento dell’aggravante incidente sul lavoro nel disastro ferroviario più grave che l’Italia del Dopoguerra ricordi. Se venisse meno questo elemento - contro il quale si sono battuti strenuamente gli avvocati di Ferrovie e delle aziende controllate coinvolte nella strage e relativo processo - la prescrizione finirebbe per avere la meglio anche sui reati più gravi. E sarebbe come se quella maledetta notte a Viareggio non fosse successo niente. Uno scenario - escluso dalla sentenza di primo grado (Tribunale di Lucca), così come quella dei giudici fiorentini di secondo grado, contro il quale si battono da 11 anni i familiari delle vittime, riuniti nella associazione “Il mondo che vorrei”, insieme a tutti coloro che li hanno sostenuti, ferrovieri per prima. E con i familiari delle vittime anche la squadra di legali che li assiste fin dall’inizio. —
d.f.
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