Il Tirreno

Versilia

1820-2020: i 200 anni di Viareggio

I tre compositori che hanno fatto amare la grande musica ai viareggini

Paolo Fornaciari

Giovanni Pacini, Ippolito Ragghianti e ovviamente Giacomo Puccini: ecco come hanno segnato con le loro opere la storia della città 

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RITRATTI

Paolo Fornaciari

La ricorrenza dei duecento anni di Viareggio Città offre l’occasione per ricordare tre personaggi che hanno avuto un ruolo importante nella storia della “musica seria a Viareggio”, citando il bel volume di Federigo Gemignani: Ippolito Ragghianti, Giacomo Puccini e Giovanni Pacini, deceduti rispettivamente il 6 dicembre 1867, il 21 novembre 1894 e il 29 novembre 1924.



La storia di Giovanni Pacini, morto a Pescia il 6 dicembre 1867, è intimamente legata a Viareggio, dove si stabilì nel 1822, in una casa che si fece costruire lungo il canale Burlamacca dove soggiornò fino al 1857, prima di trasferirsi a Pescia. Questa casa, dove compose le sue più importanti opere, fra le quali la “Saffo”, fu risparmiata dai bombardamenti durante l’ultima guerra, ma scomparve sotto i colpi del piccone demolitore e al suo posto fu edificato un anonimo “grattacielo”. Pacini, nelle sue memorie, non fa cenno della presenza a Viareggio di Paolina Bonaparte, ma la bella principessa Borghese, che conobbe un anno prima e alla quale fu molto legato sentimentalmente, ebbe un ruolo determinante. Pacini, quando questo legame si sciolse e anche dopo la morte di Paolina, avvenuta nel 1825, restò lo stesso a Viareggio e molto si adoperò per la città. Infatti nel 1834 istituì a Viareggio il Liceo musicale che intitolò a Carlo Lodovico. Il Liceo, per volontà dello stesso Duca tre anni dopo fu trasferito a Lucca poiché “una tale istituzione avrebbe recato un lustro” alla città, successivamente prese il nome di Giovanni Pacini, poi fu intitolata al musicista lucchese Luigi Boccherini.

Pacini nel 1832 fece rappresentare la sua operetta “Il convitato di pietra” nel teatrino privato di casa Belluomini, in via Regia all’angolo della via Fratti. A Viareggio mancava un teatro vero e proprio e allora decise di costruirlo a sue spese su un terreno avuto gratis dal Municipio. Nel 1835, dopo soli 90 giorni di lavoro, il teatro fu ultimato e, come scrisse lo stesso Pacini, “non si creda che sia mal costruito”. Posto in via San Francesco, era una costruzione moderna, progettato dall’architetto viareggino Bernardo Giacometti, con una capienza di 800 posti. Il teatro, inaugurato nell’estate con l’opera “Talismano” dello stesso Pacini, acquistato dal Comune nel 1841, fu distrutto dai bombardamenti dell’ultima guerra. Oltre al Liceo e al teatro, Pacini organizzò una banda musicale formata da elementi locali, di cui fu anche direttore. Pacini si dedicò attivamente alla vita pubblica della città, ricoprendo la carica di Gonfaloniere dal 1849 al 1854 e svolgendo una politica attenta alle necessità di Viareggio.



Dopo Giovanni Pacini il nostro ricordo è dedicato ad Ippolito Ragghianti, compositore e grande violinista morto a Viareggio il 21 novembre 1894. Ragghianti, nato a Viareggio il 17 luglio 1865, in piazza delle Erbe, da Paolo e Teresa Lencioni, mostrò subito interesse e predisposizione per la musica e i genitori assecondarono questa sua passione mandandolo a studiare dal Maestro Giosué Maraviglia. Poi dal gennaio 1880 studiò all’Istituto Musicale di Firenze frequentando i corsi di violino del prof. Giovacchino Giovacchini e seguendo, in privato, il corso di armonia e contrappunto del prof. Guido Tacchinardi. Nell’estate 1884 conseguì il diploma di “alunno emerito” e nello stesso anno vinse il concorso per una composizione “Corale a cinque parti con organo”, bandito dall’Accademia Musicale di Firenze. Dopo rimase per altri due anni a Firenze, alternando lo studio ai concerti, facendo apprezzare le doti di compositore e valente violinista. In questo periodo ebbe modo di conoscere il celebre violinista belga Cesare Thomson che, riconosciuto il valore del giovane, lo invitò al Conservatorio di Liegi per seguire i corsi di perfezionamento. In soli due anni Ragghianti si affermò, vincendo il Primo Premio al concorso internazionale di violino ed eseguendo un suo concerto per violino e orchestra che gli valse una medaglia d’oro e l’attenzione della stampa belga. Il violinista viareggino fu subito conteso dai maggiori teatri di Europa. Diede concerti a Londra, Amburgo, Dresda, Monaco, Nizza, confermando in ogni occasione le sue grandi doti. La stagione dei concerti lo teneva lontano da Viareggio, ma quando vi tornava per gli amici e i conoscenti era di nuovo “Politino”, come lo avevano soprannominato quanti lo avevano visto crescere nelle strade della vecchia Viareggio, fra la chiesa di San Francesco e il Burlamacca.

Nel 1894 tornò a Viareggio, malato, per non ripartire più. Morì il 21 novembre di quell’anno, a 29 anni, nella sua casa mentre cercava di terminare, senza riuscirvi, l’opera lirica “Jean Marie”. Il 24 novembre si celebrarono i funerali con la partecipazione di migliaia di persone. A fianco del feretro, accanto al suo primo Maestro Giosué Maraviglia, sfilarono Giacomo Puccini e Pietro Mascagni, legati al musicista da affettuosa amicizia.



Giacomo Puccini sabato 29 novembre 1924 cessò di vivere a Bruxelles dove si trovava da venticinque giorni, ricoverato nella clinica del prof. Buys Ledoux. La notizia fu subito di dominio pubblico e Viareggio seppe della disgrazia da Angelo Magrini, che aveva accompagnato l’illustre amico in quel suo ultimo viaggio, e aveva inviato al sindaco di Viareggio, Luigi Leonzi, questo telegramma: “Angustiato comunico morte grande Maestro avvenuta ore 11,30”. L’amministrazione comunale fece subito affiggere il seguente manifesto: “Cittadini, mentre l’anima nostra si apriva alla speranza di rivedere presto tra noi il Maestro Giacomo Puccini, come ce ne davano certezza le ultime notizie pervenute che dicevano fuori pericolo sì preziosa esistenza, improvvisa invece è giunta la partecipazione della sua immatura fine. Cittadini, si è spenta la vita di Giacomo Puccini, ma continuerà a brillare nei secoli la luce e la gloria del suo genio divino”. Inoltre, il sindaco si mise in contatto col figlio del maestro per palesare l’intenzione della città di rendere degno omaggio alla salma dell’illustre concittadino. Antonio Puccini fece sapere che, in attesa di conoscere le disposizioni testamentarie, era stata decisa la provvisoria sepoltura a Milano, nella tomba di famiglia dell’amico Arturo Toscanini. Così, il 2 dicembre, il feretro giunse nella città lombarda e il giorno dopo la salma fu tumulata nel cimitero ambrosiano.

Viareggio, che il 27 marzo 1900 aveva concesso la cittadinanza onoraria al Maestro e il 31 ottobre dello stesso anno gli aveva intitolato la via del Giardinetto, concedendogli l’inconsueto privilegio di poter transitare lungo una strada intestata al suo nome mentre era ancora in vita, che nel 1925, aveva cambiato il nome della frazione in “Torre del Lago Puccini”, dovette attendere il secondo anniversario della morte per rendere omaggio alle spoglie del maestro. Il 29 novembre 1926 i resti di Puccini furono accolti nel mausoleo che il figlio aveva fatto costruire nella casa di Torre del Lago, dopo una solenne cerimonia funebre e una toccante orazione pronunciata da Mascagni.



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