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Le colazioni sostituiscono la “pizzata” serale vietata
Le persone si ritrovano al mattino oppure chiedono l’aperitivo dalle 16,30 in poi Ieri affollatissimi tutti i bar e i ristoranti del lungomare
viareggio
Questa mattina, al bar gelateria “Galliano”, uno dei locali storici della Passeggiata viareggina si ritroverà una tavolata - rigorosamente separati non più di due seduti vicino - che si è data appuntamento a colazione. Budini, cappuccini, spremute prendono il posto delle “pizzate” serali vietate dopo le 18 tranne che a casa, ma con numero di commensali limitato.
Non solo colazioni, ma anche aperitivi a partire dalle 16 e fino alle fatidiche 18: «Un aperitivo più leggero», spiega al Tirreno Galliano Vannozzi, uno dei due fratelli titolari del locale di famiglia, «ma sempre aperitivo». Ad una clientela - ci tiene a sottolineare Vannozzi - «che rispetto all’estate sull’indossare le mascherine non sbaglia un colpo».
La Passeggiata ieri, in un novembre davvero tiepido, era affollata di clienti ed in tanti hanno sconfinato sulla spiaggia, improvvisando partitelle e passeggiate a maniche corte. Un segnale di speranza, sottolinea Oreste Bergamini che con la moglie gestisce un altro locale simbolo di Viareggio, quel “Fappani” all’altezza di piazza Mazzini: «Va detto che il rito dell’aperitivo non c’è più. O si è ridotto ad un “mordi e fuggi”. Oggi però abbiamo avuto tante persone dall’entroterra toscano ed anche tanti lombardi, a pranzo».
Rito dell’aperitivo morto, per il momento, anche secondo Antonio Pierini, padre del gestore del “Fanatiko”, impegnato dietro la casa quando ormai sono le 14 passate ed i tavoli sono ancora pieni di clienti che si godono cibo, aperitivi e sole. «Sì, qualcuno ha anticipato ed arriva alle 17 per l’aperitivo. Ma alle 18 deve essere tutto chiuso. Quanto vuoi che sia....».
Seduta ai tavoli di “Galliano” c’è anche una coppia di professionisti milanesi, con familiari in Versilia, ignari della ordinanza del presidente della Regione, Eugenio Giani, fresca di firma: «Neanche nel fascismo», è il commenti duro servito al cronista che spiega l’esigenza di dotarsi di un medico, impresa peraltro praticamente impossibile per le regole del Servizio sanitario nazionale in materia di domicilio sanitario. —
donatella francesconi
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