Il presidio
Oggi l’ultimo saluto all’operaio morto in cava a Stazzema, la figlia: "Nulla sarà più come prima"
L’autopsia ha stabilito la morte per schiacciamento. «Ora non ci interessano le cause, il dolore è troppo»
STAZZEMA. Nulla, dice, «sarà come prima». Prima quando c’era ancora lui, suo padre, quello sempre allegro, leggero nel modo di prendere la vita, e profondo nell’affetto che dava agli altri. «Era conosciuto da tutti. Era sempre in giro, sempre in mezzo alle persone. Gli piaceva stare in compagnia. E quello che ha seminato nei rapporti, lo si vede dal calore che stiamo ricevendo in questi giorni», racconta a Il Tirreno Sara Figaia, 27 anni, una delle due figlie (la minore) di Andrea, il cavatore di 59 anni morto la scorsa settimana nella galleria della cava Borra Larga, a Stazzema, schiacciato tra la parete e la macchina segatrice.
La procura di Lucca ha dato il nulla osta ai funerali che si terranno oggi pomeriggio (4 novembre), alle 15. 30, a Vittoria Apuana, nella stessa chiesa dove Andrea si sposò con la sua Annalisa. Stavano insieme da 36 anni. Un amore stroncato da un incidente sul lavoro.
L’autopsia del medico legale Stefano Pierotti ha appurato infatti che non si è trattato di un malore. La morte sarebbe stata causata proprio dallo schiacciamento. L’impatto della macchina segatrice sul suo copro è stato fatale. Il 59enne è morto dopo un’ora di tentativi di rianimazione.
Ma come è possibile che un cavatore esperto sia rimasto schiacciato dietro una macchina in movimento? Ci sono responsabilità? E quali?
La procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, ma al momento non risultano indagati. Il magistrato che sta seguendo il caso, Elena Leone, sta valutando l’ipotesi di nominare un consulente per integrare le indagini del dipartimento di prevenzione dell’Asl che ha messo sotto sequestro l’intera area dell’incidente con tutta l’attrezzatura, inclusa la segatrice, ascoltato i colleghi presenti in cava quella mattina, fatto prove sul macchinario per verificare se ci fossero anomalie e altri test, per poi consegnare la relazione alla procura.
«Sai – dice la figlia – al momento non ci siamo ancora interessati alla dinamica e alle eventuali responsabilità. Anche perché, non ci cambia molto. L’unico dato certo è che mio padre non c’è più. Questa è la cosa che ci interessa. E cambierà tutto d’ora in poi. Nulla sarà più come prima. Dovremo abituarci alla sua assenza, a partire dai pranzi della domenica. Non ne saltavamo uno. Era un rituale vederci a Strettoia per pranzo. Poi lui andava al bar Pucci e passava il pomeriggio lì. Ecco, sono tutte cose che non ci saranno più. Poi, più avanti, quando avremo digerito questo cambiamento, forse, riusciremo a pensare a quello che è successo quel giorno e alle eventuali responsabilità».
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Figaia faceva parte di una famiglia di cavatori di Carrara. Suo padre Bruno aveva una cava in zona Fantiscritti. E dei quattro figli, tre lavorano come cavatori – Andrea, Giorgio ex giocatore della Carrarese, Maurizio – e un quarto, Claudio, è camionista sempre nel settore marmo. Viveva ad Avenza, ma frequentava spesso l’Alta Versilia e non solo per lavoro. La moglie è originaria di Strettoia e qui vive parte della famiglia. «È strano – racconta la figlia – una settimana prima di morire parlava del suo funerale e ha detto “voglio essere cremato in seppellito qui”. E così faremo».
Per oggi, in occasione dei funerali, i sindaci di Stazzema Maurizio Verona e quello di Carrara Francesco De Pasquale hanno proclamato il lutto cittadino.
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