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La parrucchiera Barbara: ho rispettato tutte le regole e ora mi vogliono far chiudere
Matteo Tuccini
Ha cambiato negozio per adeguarsi alle norme anti-Covid: «Ora mi dicono che è inutile, ma qui con me ci sono 5 persone che lavorano»
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VIAREGGIO. Una vita da mediano non è che si addica così bene a una parrucchiera. Eppure Barbara Cucurnia ha lo spirito e la passione di chi sa che deve lottare e guadagnarsi ogni pallone, per andare avanti nella partita più difficile di sempre. Ogni volta che parla, si sente l’orgoglio di chi crede nella propria professionalità e nelle proprie capacità, la fiducia di chi non si accontenta di ciò che passa il convento, ma vuole sfidare il destino. È la gente come lei, che in passato non si era accontentata e che ora rischia di pagare il prezzo più salato di tutti, a dire: «Possiamo farcela, basta che non diate una mano al virus ad affossarci».
Lo sfogo di Barbara, che non digerisce il fatto di potersi ritrovare ancora una volta al palo, nasce da una constatazione: si è fidata di regole «che ho accettato e voluto rispettare sempre – spiega dal suo negozio Allstar Hair in piazza Shelley a Viareggio – Non mi sono mai presa la briga di fare la furbetta. Sfido chiunque voglia fare dei controlli a venire nel mio negozio: siamo rispettosi di ogni protocollo, rigidi nel rapporto con la clientela e nelle sanificazioni».
Barbara aveva cambiato sede – prima era in via Garibaldi – proprio per avere spazi maggiori e garantire ancora di più la sicurezza dei clienti. «Ma sono stata fortunata, pago lo stesso affitto di quello vecchio e la proprietaria è stata disponibilissima», aveva detto al Tirreno a maggio, quando stava per riaprire e tutto sembrava tornare bellissimo. C’è rabbia, a ripensare a quell’entusiasmo che ora potrebbe essere nuovamente spento.
«Non sappiamo cosa succederà domani e non dico che la situazione non sia preoccupante – prosegue Barbara – Mi rendo conto di ciò che accade intorno a noi. Ma il dispiacere è tanto, perché ci siamo fidati di un sistema che ci aveva promesso che, se avessimo rispettato le nuove normative anti-contagio, avremmo potuto ricominciare a lavorare. Noi ci abbiamo creduto e ci siamo dati da fare. Ho investito tanto in sicurezza, regalo mascherine alla clientela. Ora non so cosa potrò fare. Noi siamo artigiani, lavoriamo con le nostre mani: se dovremo richiudere, sarà un disastro. Non potremo certo fare come i ristoranti che, per quanto con grandi difficoltà, fanno il servizio da asporto. Sì, sono preoccupata perché se vado a casa io mando a casa anche 5 persone, 5 famiglie che dipendono da me». Un finale amaro, che dovrebbe far riflettere un Paese dove si penalizza sempre e solo – questo è lo sfogo di un noto professionista – «i soliti noti. Chi ha un lavoro in proprio, chi lo ha creato assumendo dei dipendenti, chi si è rimboccato le mani per mettere in piedi qualcosa che non c’era. Non è possibile scaricarci sempre così, perché abbiamo il torto di non avere il posto fisso e lo stipendio o la pensione assicurati tutti i mesi». —
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