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Una casa per tornare a vivere dopo l’emergenza
Progetto della Versilia per accogliere chi esce da situazioni a rischio, con o senza figli, e vuole farcela da sola
viareggio
La delibera è della Conferenza dei sindaci, ma l’assessore al sociale del Comune di Camaiore, Anna Graziani, ci ha lavorato insieme agli uffici comunali in una corsa contro il tempo. Necessaria per assicurare alla Versilia i fondi regionali che sosteranno il progetto per una casa-rifugio di secondo livello per le donne che subiscono violenza e dalla stessa violenza - sopratutto quando è familiare e domestica - devono scappare, spesso insieme ai propri figli. Una casa-rifugio per la prima accoglienza, quella necessaria a mettere in sicurezza le donne nell’immediato, in Versilia esiste già ed è destinata per lo più a donne non versiliesi. Queste indirizzate a loro volta fuori dal territorio dove i fatti si consumano. «Una volta messe in sicurezza», spiega Graziani, «le donne vittime di violenza hanno necessità di un tetto dove iniziare a ricostruire la propria vita».
Il progetto ha portato a casa un finanziamento di 58.068 euro. Il progetto di seconda accoglienza prevede questi costi, indicati nel documento allegato alla delibera della Conferenza dei sindaci: formazione e personale retribuito, 36.500 euro, destinati anche alle consulenze psicologiche/pedagogiche ed alla mediazione culturale. Per l’affitto della abitazione si prevede un canone di affitto più le utenze pari a 12.000 euro.
«Io spero che entro il 2021 la casa-rifugio di seconda accoglienza possa essere una realtà per il nostro territorio», spiega Graziani, il cui Comune è capofila della iniziativa.
A gestire il progetto sarà Il Centro antiviolenza “L’Una per l’Altra” della Casa delle Donne di Viareggio che fa parte dell’associazione nazionale “Dire” e del coordinamento regionale Tosca.
«Essendo assente sul territorio della Versilia una struttura di semi-autonomia e anche di Emergenza H72 per le donne che subiscono violenza, l’associazione»; così si legge nel progetto, «si rende perciò disponibile a gestire tali strutture e garantire modalità già sperimentate».
La casa di seconda accoglienza, viene spiegato, «è una struttura di semi-autonomia, che può ospitare donne e loro figli/e in fuoriuscita da case rifugio o da situazioni di violenza domestica (non ad alto rischio) e che possono iniziare una vita semi-autonoma lontano dalla fonte di violenza. Il periodo di ospitalità può variare dai 12 ai 24 mesi e non prevede la possibilità per le donne di prendervi la residenza . Durante tale periodo potranno usufruire gratuitamente dell’alloggio, delle utenze, dei colloqui di fuoriuscita dalla violenza». —
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