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Chioschi che nessuno vuole sono il rifugio di ladri, spacciatori e senza tetto
Gli ex gestori Di Beo e Lucchesi: «Un’area che ha bisogno di manutenzione costante chiesta al Comune invano anno dopo anno»
viareggio
«L’attività è in vendita, ma basta guardarsi intorno per capire che per piazzarla dovrei regalarla...»: è la voce di Giampaolo Di Beo, concessionario di uno dei chioschi chiusi nella pineta lungo il viale dei Tigli, lato mare. Un grosso pino che si è abbattuto in questi giorni di maltempo ha sfiorato la struttura. Ed appena qualche giorno fa lo stesso Di Beo ha presentato l’ennesima denuncia ai carabinieri: «All’interno ho trovato una borsa contenente 12 tessere tra carte di credito e bancomat. Segno che qui si rifugia la piccola criminalità». Il chiosco è destinato a tornare a nuova vita, spiega al Tirreno lo stesso 2 Di Beo. Ma non come attività di ristorazione (chiusa nel 2017): «Penso che diventerà la sede della squadra Asd Viareggio», della quale lo stesso Di Beo è uno dei dirigenti.
Oltre ai senzatetto, agli spacciatori e piccoli delinquenti, la pineta di Levante vive il quotidiano problema degli alberi che crollano al suolo, privi di manutenzione o del tutto ammalati: «Ho chiesto al Comune un sopralluogo per le piante che sono fuori dall’area della concessione e che sono malate», ricorda Di Beo. Sopralluogo che al momento non è mai stato eseguito.
Alla cui voce di aggiunge quella di Paolo Lucchesi, titolare del bel chiosco rosso, verso lo stadio dei Pini, sul quale campeggia il cartello “vendesi”. «L’abbiamo aperto nel 1994 e chiuso due anni fa», ricorda Lucchesi al Tirreno, aggiungendo: «Negli ultimi anni mi hanno sfondato il chiosco cinque o sei volte e provocato danni consistenti. Se non ci si passa non si può avere idea di cosa significhi andare a letto alle 3 di notte, dopo aver lavorato fino a quell’ora con l’angoscia che ti possano entrare nell’attività. Stiamo valutando se abbattere la struttura e restituire le licenze».
E sarebbe l’ennesima sconfitta per un bene che è ricchezza della città, come è la pineta di Levante. «La sensazione che si tocca con mano», continua Lucchesi, «è che in questa zona si voglia fare andare tutto in malora per fare spazio alla realizzazione dall’asse di penetrazione. Dalla via Virgilio fino alla Casina dei Tigli tutto giù...». Basti pensare, ricorda Lucchesi, «che per anni io mi sono potato da solo gli alberi ed anche al siepe lungo il viale dei Tigli. Ero arrivato a non vedere più la strada, tanto era folta la vegetazione».
Tra il chiosco di Lucchesi e quello di Di Beo c’è la struttura andata completamente bruciata, appartenente alla figlia Remorini. A che spetta rimuoverlo, pericoloso ed inquinante come è? L’abbandono in cui è stato lasciato, ormai semi distrutto, danneggia l’intera zona compresi i chioschi lato monte che hanno tenuto in vita la zona lungo tutta la difficile estate del Covid e si stanno attrezzando per accogliere al meglio la clientela anche durante la stagione più fredda. Anche considerando - così viene segnalato, con tanto di video alla mano - «la quantità di persone che si lavano completamente alla fontanella lungo il viale, in pieno giorno, davanti a tutti». —
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