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Barberi: le mie chiacchierate coi fratelli Vanzina
SERAVEZZA
Cresce l’attesa per l’appuntamento con il 48° premio di Satira Politica di Forte dei Marmi, in programma sabato alla Capannina di Franceschi. Tanti gli ospiti e i premiati da quest’edizione del premio, ma uno più di tutti in Versilia ha lasciato il segno. E per ben due volte. Si tratta di Enrico Vanzina, che riceverà – insieme a Christian De Sica – il premio speciale alla carriera, 37 anni dopo il film cult “Sapore di Mare” e la pellicola – girata nel 2014 ancora a Forte “Sapore di te” che ha visto alla regia il fratello Carlo (scomparso nel 2018) ma che porta la sua firma su soggetto e sceneggiatura.
«Una persona che Forte dei Marmi la ama profondamente: quando ho saputo che uno dei premi era stato assegnato a lui sono stato felicissimo». Parola di un fortemarmino doc come Paolo Barberi, musicista e volto noto sia di varie emittenti locali che sui social network dove ama condividere i suoi video e le sue interviste ai personaggi più noti che passano per la Versilia. Tra questi anche Carlo Vanzina, che Paolo ebbe modo di conoscere e intervistare durante le riprese di “Sapore di te” insieme al fratello Enrico.
«Li seguivo molto entrambi in quei giorni in cui giravano le scene qui in Versilia – spiega Barberi – Carlo era un uomo molto gentile e disponibile, ci trovammo al Caffè Roma e mi concesse una chiacchierata. Gli chiesi subito del legame con Forte e sfondai una porta aperta: mi raccontò che “Sapore di Mare” era ispirato proprio alle serate che lui ed Enrico, spesso in villeggiatura a Castiglioncello, erano soliti fare d’estate negli anni Sessanta prendendo le vespe e venendo a fare serata in Versilia con gli amici. Con Enrico invece ebbi modo di parlare in occasione alla Versiliana: anche lui è sempre stato un habitué di Forte dei Marmi, tanto che mi disse che uno dei suoi ricordi più cari è una foto che lo ritrae, a cinque anni, con sua madre in piazza Marconi, su uno dei tradizionali cavallini che d’estate ancora oggi fanno da attrazione per i più piccoli». –
Gabriele Buffoni
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