Il grande giorno di Re Giorgio «Più di quanto mi aspettassi»
Le dediche: «A mia moglie e alla città, esempio di maturità» Gli impegni: «Subito i lavori pubblici, nessun stravolgimento»
viareggio
Li ha spazzati via tutti, all’inizio dell’autunno, come il vento fa con le foglie secche. Il centrodestra che, sull’onda del consenso alla candidata leghista alla Regione Susanna Ceccardi, credeva di poterlo portare almeno al ballottaggio. Ma anche quella parte di centrosinistra che non lo ha mai digerito e che ha preferito rompere con il proprio partito, il Pd, pur di non sostenere il sindaco uscente. Pagando un prezzo salato in termini di voti.
Giorgio Del Ghingaro, alla prova della riconferma, ha messo tutti gli avversari al tappeto senza nemmeno passare dallo “spareggio”. La città, appare evidente, è con lui e gli ha fatto un regalo: lo ha reso ancora più saldo e forte di quanto lui non credesse già di essere. «È un risultato straordinario, un po’ me lo aspettavo ma non in queste dimensioni. Per me è una nuova emozione vincere al primo turno, dopo tre ballottaggi (tutti vinti, ndr): ci voleva», gongola Re Giorgio, come qualcuno l’ha ribattezzato per una certa volontà di non lasciare troppe leve di comando agli altri. Anzi, di non lasciarne nessuna. Neppure ai suoi, che pure ringrazia per l’impegno mostrato nella campagna elettorale.
«Abbiamo un concetto molto alto di squadra, coesione e grande fiducia reciproca. Non ci saranno stravolgimenti, l’importante per me è che si dimostri di valere sul campo» risponde Del Ghingaro a chi gli chiede come gestirà una coalizione allargata al Partito democratico e a pezzi di Forza Italia. Ma anche i dubbi messi da chi lo vede come il fumo negli occhi da sinistra sembrano volare via alle prime dichiarazioni pubbliche. Quando Del Ghingaro dice che la prima telefonata sarà con l’ex presidente della Regione Enrico Rossi, con cui il rapporto politico è sempre stato saldissimo anche nei giorni di guerra con il Pd. E poi il saluto al successore di Rossi, Eugenio Giani, di fronte ai primi applausi da sindaco riconfermato. Giusto per ribadire: l’amministrazione comunale è di centrosinistra e in questo schieramento politico si riconosce, senza se e senza ma.
Proprio il rinnovato legame con il Pd porta Del Ghingaro a valutare il rientro nel partito. Specialmente ora che i ribelli pro Sandro Bonaceto hanno ricevuto una lezione sonora dalle urne: «Vediamo, oggi (ieri, ndr) non è il giorno giusto per pensarci, godiamoci questa vittoria». Al tempo stesso, Del Ghingaro resta Del Ghingaro. È evidente che, nella futura amministrazione, il Pd vorrà pesare. Nella giunta, con un possibile vicesindaco, e anche nel resto. Ma lui mette i puntini sulle I e se necessario anche altrove.
«L’alleanza con il Partito democratico – dice il sindaco – si è rivelata decisiva com’era ovvio quando abbiamo fatto l’accordo. Il Pd voleva vincere, io pure, quindi abbiamo trovato le considerazione politiche giuste per arrivare a un accordo che ha portato frutti assolutamente positivi. La giunta? Mi prenderò i miei soliti giorni, non molti. In testa ho già una mia idea, com’è ovvio che sia. Farò le valutazioni, un po’ di colloqui e poi prenderò la decisione. Preciso: la decisione sarà mia, come sempre successo, senza elementi esterni». Come a dire: tutto bene, siamo tornati amici, ma comando io.
Alla città questo spirito piace. Se vogliamo, è la politica attuale: si chiede un uomo solo al comando, che mostri mano ferma e che vada dritto per la propria strada. Che sia un buon amministratore, anche se non ha proprio lo spirito del viareggino. Del Ghingaro è soddisfatto perché dice di aver trasformato Viareggio e Viareggio glielo riconosce. La sua parola d’ordine è “lavoro”: «Questa è la vittoria di Viareggio, che è stata un esempio di grande maturità e ha mostrato riconoscenza per il lavoro fatto in questi 5 anni. Il lavoro paga sempre», dice. Non è un caso che la prima cosa che farà da sindaco-bis sarà mettersi alla scrivania, riordinare un po’ le carte «visto che è qualche giorno che non vado in Comune e c’è da tanto da fare» e iniziare a mantenere le promesse sugli interventi pubblici che dovranno trasformare la città. Una lunga serie di lavori, a partire dalla Terrazza della Repubblica tra due settimane – ma altrettanto importanti saranno i progetti su Salov, stadio e piscina – che i suoi avversari definiscono un libro delle favole. «Chi mi critica – replica Del Ghingaro a chi gli fa presente questi dubbi – ha perso sonoramente e bisognerebbe che stesse un pochino zitto». Eccolo, il Re Giorgio che conosciamo. Che però fa suonare “Nuova era” di Jovanotti – il Jova beach party è stato uno dei suoi fiori all’occhiello – e si riserva anche un momento di dolcezza: «Ho tante dediche da fare, ma la principale è per mia moglie: è difficile stare accanto a un sindaco, in particolare un sindaco in campagna elettorale». —
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