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Belli: «Presidi, prof e alunni, quest’anno ci vuole coraggio»
Parla lo storico dirigente dell’istituto nautico Artiglio «Io avrei posticipato la data del rientro nelle aule»
Viareggio
«Serve coraggio per affrontare una crisi del genere: la scuola oggi vive una delle sue sfide più difficili, per questo c'è bisogno di professori e presidi che abbiano il fegato di difendere la sicurezza degli studenti prima di tutto. Uniti, si può». Sono parole cariche di speranza ma anche di malinconia quelle di Renzo Belli, ex preside del nautico Artiglio di Viareggio e del Cappellini di Livorno, perché «io in prima linea tornerei anche adesso, se potessi dare una mano con la mia esperienza: ho amato questo lavoro dal primo all'ultimo giorno e mi manca come l'aria, così come mi mancano gli studenti delle "mie" scuole. La professione dell'insegnante, e ancor più quella del preside, va interpretata come una sorta di missione. Ora più che mai».
A preoccupare infatti è il rientro sui banchi di scuola in una situazione di forte incertezza, sia per le direttive che per la prospettiva di un ripresentarsi del Coronavirus. «Ci sono molte cose che mi lasciano perplesso - ammette Renzo Belli - intanto bisognerebbe che la temperatura venisse presa a scuola per tutti, non delegare ai genitori a casa: può esserci chi minimizza e chi invece si allarma in maniera eccessiva. E poi, soprattutto, avrei aspettato a riaprire: molti istituti si trovano in difficoltà, sia per gli spazi che per l'organizzazione dei lavori. Si chiede ai professori e ai presidi un lavoro incredibile per far funzionare tutto, quando invece sarebbe bastato magari aspettare i primi di ottobre per avere le idee un po' più chiare».
«Cosa augurerei ai presidi che si trovano ad affrontare questo momento? Di avere il coraggio di fare ciò che va fatto se e quando si troveranno di fronte ad un caso nel loro istituto - dichiara l'ex direttore scolastico viareggino - ci fossi io, non esiterei ad andare controcorrente e a chiudere l'intera scuola. Quando è in ballo la sicurezza dei ragazzi non ci si può permettere di scherzare, anche a costo di opporsi con forza e di far sentire la propria voce».
Belli, d'altro canto, parla per esperienza: nei primi anni '90, quando l'istituto nautico viareggino verteva in condizioni «disastrose» («Si faceva lezione in baracche con il tetto in amianto»), fu lui ad organizzare e a fomentare un'accesa protesta che portò centinaia tra ragazzi e professori a minacciare di occupare le sale del Comune. «I lavori si erano interrotti e non potevamo andare avanti in quella situazione - ricorda Belli - così ci unimmo: studenti e professori, riuscimmo a farci sentire e oggi l'Artiglio di Viareggio è uno degli istituti nautici più belli e attrezzati. Ecco, la soluzione sta tutta qui: in un momento di crisi come quello di ora ai miei colleghi, specialmente quelli nei licei e nelle scuole superiori, consiglio di coinvolgere i ragazzi, di dar loro fiducia e di collaborare per il bene comune. Gli studenti sono i veri protagonisti in una scuola e sono i primi a volere che funzioni e che si possa fare lezione in sicurezza: con la loro collaborazione qualunque organizzazione interna, anche dividendo le classi in più turni per scaglionarle e allungare gli orari delle lezioni nel pomeriggio, pur se difficile diventa possibile».
Fiducia e coraggio dunque i due elementi da cui la scuola dovrebbe ripartire. Eppure, le cronache di queste ultime settimane parlano anche di molti professori che si sono tirati indietro, vista la mancanza di garanzie e il rischio di finire nel mirino dei contagi. «Tirarsi indietro per non essere in prima linea a fare il proprio lavoro è un comportamento deprecabile - commenta Renzo Belli - ma credo che la situazione sia ben più complicata di così. Accettare di tornare a scuola per uno stipendio che si aggira intorno ai 1200 euro al mese come è in Italia, con il rischio di ammalarsi ma soprattutto di mettere a repentaglio la sicurezza della propria famiglia, non è da tutti: non condivido la scelta di chi ha rifiutato la cattedra, ma non fatico neppure a comprendere i motivi di questa decisione. All'estero gli insegnanti vengono pagati quasi il doppio e sono chiamati ad insegnare in contesti più attrezzati e sicuri delle nostre scuole. Ad ogni modo - dichiara l'ex preside - questa può anche essere un'occasione importante: le graduatorie sono piene di giovani insegnanti che non aspettano altro che entrare di ruolo, approfittiamone e lasciamo spazio a loro. Al mondo della scuola servono forze giovani, idee nuove, persone che hanno voglia di fare questo lavoro con energie rinnovate. In questo momento ma anche per garantirne un futuro». —
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