Il presidio
Dieci anni dalla morte di Daniele Franceschi, la madre: non mi arrendo
VIAREGGIO. Nel giorno del decennale della morte del figlio Daniele Franceschi, avvenuta a 36 anni nel carcere francese di Grasse, la mamma Cira Antignano si è recata al cimitero per pregare sulla sua tomba. La tenacia della donna, che è stata assistita fin dai primi momenti dall'avvocato Aldo Lasagna, ha permesso- dopo avere fatto pressione sia sulle autorità francesi, che su quelle italiane - che la Giustizia francese emanasse un verdetto, se pur modificato in secondo grado, che ha inchiodato alle proprie responsabilità solo una persona (un medico), assolvendo due infermiere. Nessuna responsabilità, invece, a carico del personale del carcere che avrebbe dovuto tutelare il ragazzo, detenuto per avere utilizzato una carta di credito ritenuta non buona nel febbraio 2010.
Cira Antignano dichiara di non volersi arrendere: «Sono disponibile a tornare in Francia, unitamente all'avvocato Lasagna per parlare con gli inquirenti francesi». In merito all'esito dell'eventuale inchiesta che coinvolgerebbe l'ospedale di Grasse. Dopo la lettera anonima ricevuta dalla famiglia, nella quale si ipotizzava un macabro espianto degli organi del figlio. «Sono anche in attesa di una risposta dal ministro degli Esteri italiano», continua mamma Cira, «direttamente in aula, dopo la proposizione dell'interrogazione parlamentare da parte del senatore Gianluca Ferrara del Movimento Cinque Stelle sulla sorte degli organi di mio figlio che non sono stati mai restituiti, nonostante nel corso di questi anni abbia avuto più volte assicurazioni sul fatto che li avrebbero fatti arrivare a Viareggio. A questo punto mi sento di dire che è una vergogna quanto accaduto a Daniele. Mi sarei aspettata delle risposte alle richieste che ho formulato in questi anni. Il dolore per la perdita di un figlio, per una mamma, è di ogni giorno in cui ti è venuto a mancare. Quella di Daniele è stata una morte assurda e ingiustificabile per il modo in cui è avvenuta».
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