Un’altra serata in giallo per Trame d’Estate
Valerio Varesi e Andrea Vitali ospiti della penultima serata intervistati a Palazzo Mediceo dallo scrittore Guido Conti
Seravezza
Le rive del lago di Como e gli argini del Po. Sono gli scenari in cui si muovono i personaggi di Andrea Vitali e Valerio Varesi, autori amatissimi dal grande pubblico ospiti stasera alle 21,30 del Festival “Trame d'estate” nel giardino di Palazzo Mediceo a Seravezza. Vitali e Varesi presentano i loro ultimi romanzi, rispettivamente Un uomo in mutande (Garzanti) e Gli invisibili (Mondadori). Modera l'incontro lo scrittore Guido Conti. La serata è a ingresso libero. Si consiglia la prenotazione telefonando al 333 4613397 o scrivendo a info@centrostudisiriogiannini.org.
Valerio Varesi torna con Gli invisibili tra gli argini del Po. Un luogo a lui caro. «Sì, il Po è uno degli ambienti che mi suggerisce molte emozioni. È un luogo letterario descritto da grandi autori come Guareschi, Zavattini, Bacchelli e, ultimamente, dal mio amico e conterraneo Guido Conti. Il fiume è una sorta di zona franca dove tutto può accadere. È il mistero, la mitologia, la brutalità delle alluvioni e la dolcezza dello scorrere placido della magra. Chi ci vive ha caratteristiche particolari tali da assumere la dimensione di personaggi veri e originali. Insomma, lo scenario perfetto per una storia noir a partire dalla nebbia».
Soneri è diventato uno dei protagonisti della letteratura degli ultimi anni non solo in Italia. «È un commissario schivo, poco incline ai formalismi, insofferente verso la vita delle questure impregnate di fumosa burocrazia e amante delle cose semplici».
Varesi ha imparato bene la lezione di Simenon, ha creato Soneri e i “romanzi romanzi” con la Trilogia di una Repubblica: La sentenza, Il rivoluzionario e Lo stato di ebbrezza. Due mondi e due forme di racconto. «Credo che il giallo/noir, sia uno strumento efficacissimo per raccontare l’oggi, magari a partire da un fatto di cronaca che sia rappresentativo del nostro vivere. Il noir come romanzo sociale, non romanzo usa e getta, come troppo spesso accade oggi. Con la Trilogia ho invece provato a raccontare il nostro dopoguerra, dalla Resistenza alla caduta di Berlusconi. Cerco di essere uno scrittore eclettico anche per non fissare la mia cifra narrativa su un solo genere».
C’è un elemento di novità nell’ultimo romanzo, una follia, un mistero che sfiora il gotico e il fantastico. «È il Po che me l’ha suggerito. Tuttora sopravvive una mitologia sulle sue rive che affascina e si tramanda. È la follia onirica che è suggerita dalla nebbia. Quando non vedi devi immaginare la realtà».
Nei romanzi di Varesi si va sempre oltre la trama, l’indagine. Ne Gli invisibili c’è un’attenzione ai personaggi ai margini, che restano nell’ombra… «Io seguo la lezione di Simenon, di Scerbanenco, Gadda, Sciascia, Izzo e della scuola francese che oggi esprime Manotti o Carrère, vale a dire il romanzo che, attraverso un’indagine tradizionale, si immerge nei problemi dell’oggi. Papa Francesco ha detto che il pastore deve puzzare del suo gregge e io dico che chi scrive noir deve puzzare di realtà, scandagliarla sporcandosene le mani». —
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