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Nuovo Piazzone, ricorso al Tar dei commercianti del mercato

Donatella Francesconi
Nuovo Piazzone, ricorso al Tar dei commercianti del mercato

Ai giudici amministrativi si chiede di verificare i passaggi fatti dal Comune nel valutare la convenienza economica del rapporto con il privato

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viareggio

Ventidue commercianti del mercato di piazza Cavour - e tra questi anche nomi che hanno fatto la storia del Piazzone, così come tanti cittadini stranieri che di questo lavoro hanno fatto crescere i propri figli - hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il Comune di Viareggio, in persona del sindaco pro-tempore e contro le società Genimm Srl (quella del marchio Ipersoap) e Mover (in qualità di contro interessate) contestando la deliberazione numero 27 del 4 maggio 2020, approvata dal consiglio comunale e relativa alla “Proposta partenariato pubblico privato per la riqualificazione generale del mercato di piazza Cavour ed area a parcheggio ex Gasometro». Ed è scontata l’impugnazione anche della gara bandita dall’amministrazione comunale del sindaco Giorgio Del Ghingaro per la ricerca del miglior soggetto attuatore.

Ad assistere i ricorrenti è l’avvocato Alessandro Del Dotto. Al quale si sono rivolti: Antonio Batistini, Patrizia Gillo, Davide Petrucci, Andrea Del Chiaro, Denni Triglia, Andrea Paladini, Sabrina Serdoz, Guido Volpe, Stefano Lazzarini, Marinella Giannecchini, Giuliano Cammarata, Marina Giannecchini, Sara Bertilotti, Dino Marcucci, Emanuele Bianchi, Lai Binghai, Liang Jianhai, Zhan Mengqi, Zhuo Deqing, Jiang Xinna, Paola Palestini, Mohammed Nadim.

Nell’introduzione del ricorso, il legale conduce i giudici lungo la storia e le caratteristiche architettoniche e commerciali del Piazzone. «Il valore storico e architettonico dell'area e degli edifici è indiscusso», si legge nel ricorso, «così come indiscutibile è che il Mercato di piazza Cavour costituisca un insostituibile elemento identitario del centro storico di Viareggio». In questo «elemento identitario» dovrà essere innestato il progetto presentato per il Partenariato pubblico privato. La cui proposta è stata approvata dal consiglio comunale - sottolinea il ricorso al Tar - «in assenza di parere del Collegio dei revisori dei conti dell'Ente». L'omissione di tale adempimento - così sostiene illegale - «rende indubbiamente illegittima la sequenza delle deliberazioni assunte e, in particolare, quella consiliare e quelle presupposte o consequenziali».

Ma non basta, prosegue il ricorso: perché in data 10 marzo scorso, «chiamato ad esprimersi sull'ammissibilità e congruità del contributo comunale da concedere al proponente del Partenariato, il dirigente del settore Finanziario, dottor Bartalucci, chiariva di non avere strumenti per valutare il quadro generale dei rapporti economici contenuti nella proposta». Dunque, continua l’avvocato, «non risulta in alcun modo svolto il dovuto lavoro istruttorio dedicato all'esame dei tanti e complessi aspetti tecnico-economici, contabili e finanziari che con il proposto Partenariato andranno a produrre effetti sulla gestione finanziaria dell'Ente comunale, a partire proprio dall'omessa verifica del “public sector comparator”».

Le “Linee guida sulla finanza di progetto dopo l'entrata in vigore del cosiddetto “terzo correttivo”(la determinazione 1/2009 dell'ex Avcp, oggi Anac - viene ricordato - stabiliscono che «le stazioni appaltanti, prima di decidere di realizzare l'opera con una delle forme di Partenariato Pubblico Privato e di definire le modalità di coinvolgimento del privato nella gestione dei servizi, devono analizzare l'opportunità di tale scelta rispetto alla procedura dell'appalto con risorse totalmente pubbliche». Questo significa, continua il ricorso, «che la pubblica amministrazione – prima di accogliere e approvare proposte di Partenariato pubblico privato provenienti da privati – deve valutare la convenienza del ricorso allo strumento di partenariato attraverso la preliminare comparazione monetaria tra l'ipotesi di realizzazione e gestione del progetto in forma di appalto pubblico e tramite forme di Partenariato, quantificando la creazione di valore generata dalle due opzioni». Lo strumento per questa operazione «è ben disciplinato da Anac ed è denominato “public sector comparator”». Una strada un po’ più complessa, insomma, di quella adottata dal Comune di Viareggio. —



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