Le ville versiliesi che ispirarono amori passionali, musica e poesie
Dalla casa di Puccini a Torre del Lago a quella di Carducci a Valdicastello: scenari di personaggi e storie straordinari
È il caso della famiglia Medici, è il caso di Gabriele D'Annunzio, è il caso del pittore tedesco Hildebrand al Forte, è il caso di Giosuè Carducci che a Valdicastello di Pietrasanta notoriamente nacque, è il caso di Carlo Carrà. È il caso stranoto di Puccini. Grazie all'intuizione e all'organizzazione della nobildonna Giulini Medici (con villa a Roma Imperiale), alcuni di questi nidi, ville o case attive, vengono annualmente visitati. Con interesse e passione. D'altra parte la Versilia non è territorio che possa vantare (a parte Massarosa coi suoi ruderi di ville romane consolari) antichità prestigiose o affrescature rinascimentali. Ci si deve limitare a una storia più recente, anche se il castello mediceo di Seravezza sta lì a dire come già nel Cinquecento i ricchi e potenti fiorentini si interessassero alla marina; dove poi i successori Lorena fecero costosissimi lavori di risanamento. Dove infine i napoleonidi, a cominciare da Paolina Bonaparte, fino ai nipoti ospiti in Seravezza prezzo la famiglia Angiolini, scorrazzarono tra amori tormentati e l'industria del marmo e cartaria.
Le foto che rammentano la villa Puccini di Torre del Lago e la casa natale di Carducci non sono che esempi. Altre ville importanti sono quella Paolina a Viareggio, quella degli Angiolini a Seravezza, quella di Hildebrand al Forte, quella della Versiliana di D'Annunzio, quella dei Mondadori a Camaiore, quella di Malaparte (dove abitò anche Alberto Moravia giovanissimo) al Forte, quella degli Henraux sempre a Seravezza, quella di Carrà a Roma Imperiale, quella dei Borbone presso Torre del Lago, quella di Murabito e Camaiore alta: quella dei Giorgini a Massarosa dove alloggiò Alessandro Manzoni ospite della figlia.
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Puccini venne ad abitare a Torre del Lago perché Milano, dopo i successi de “Le Villy” ed “Edgar”, lo frastornava. Già nel 1891 aveva affittato una casa lungo lago Massaciuccoli da Vincenzo Barsuglia, quattro stanze ricavate da una torre ch’era appartenuta ai Lorena. E qui, dopo, in villa, prese a concepire “Manon”. Il lago era per Puccini, nevrotico e depressivo assai, un ristoro agli occhi e per lo spirito. Le acque chete lo calmavano. Puccini non amava il mare tant’è che quando si fece fare la villa in Viareggio fece in modo che da nessuna finestra si scorgesse la marina, libecciata e inquietante. Il lago invece era immobile, rassicurante eppoi vi si potevano cacciare le folaghe e Puccini era un cacciatore intemerato. E non solo di uccelli. Anche di femmine. Sicché la vita nella pace di Torre del Lago, vita coniugale tra Giacomo ed Elvira, fu spesso funestata da altre frivole presenze. Perché Puccini vi portò anche l’avvenente giovanetta Cori, torinese, eppoi la baronessa von Stengel e la splendida inglese Sybil Seligman. Naturalmente quando Elvira era a Milano o a Chiatri. Ma il maestro, a parte le fughe d’amore, era un instancabile lavoratore. Sicché a Torre del Lago compose tutte le sue opere di successo dalla Tosca a Bohème a Butterfly anche perché la villa fu pagata coi soldi guadagnati con Manon.
Torre del Lago è dunque un luogo-museo. La villa è densa di tracce, di queste straordinarie produzioni. Invece la villa di Viareggio, dove Puccini si trasferì negli ultimi anni di vita, per creare Turandot, è in scandaloso abbandono. Qui dove Puccini suonò a Toscanini, entusiasmandolo, il tema “Vincerò”, è adesso desolazione e colpevole silenzio. Tuttavia si spera che ad elezioni passate qualcuno provveda e restauri la villa.
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A Valdicastello la casa Carducci è invece il segno della nascita del grande Giosuè, poeta sommo e patriottico, che qui ebbe i natali figli del medico condotto di Pietrasanta, Michele, che trascorse un’esistenza segnata dagli scandali, prima, perché patriota irredento e attivo, congiurò da carbonaro fervente contro i Borbone austricanti, poi perché mise le mani su una paziente giovinetta e fu costretto a lasciare la Versilia per Bolgheri in Marenna. Ma “la Versilia che nel cor mi sta”, come ebbe a poetare Giosuè, fu e rimase sempre una tappa per il vate maturo e celebrato dal Nobel. Tant’è che vi condusse in visita una sua fiamma, la giovane poetessa Annie Vivanti che illuminò un po’ la vecchiaia gloriosa del maestro. A lei Carducci disse: “Io non amo che i preti e le donne facciano poesie. Ma per te è diverso”. E la celebrò in un galeotto soggiorno versiliese che per lei divenne poema e per lui divenne un sogno tenerissimo e fuggevole.
Ecco, infine, cosa nascondono le foto. Nascondono sensazioni e vicende che poi sta alle parole riportare alla luce. Nel tempo. Così parole e foto sono indispensabili le une alle altre. Per una comunicazione più esaustiva. —
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