Quel lungomare di decine di chilometri che ha fatto la fortuna della Versilia
Cambia nome più volte passando di comune in comune ma l’identità, il fascino, il paesaggio e la storia sono unici
VIAREGGIO. Non ha un nome il lungo viale, quasi trenta chilometri, che da Viareggio giunge e supera Marina di Massa, Il nome, queste lunghe strisce di asfalto, ce l’hanno a Los Angeles il “Sunset Boulevard” e a Nizza la famosissima “Promenade”. Qui da noi il viale muta nominazione in ogni comune che attraversa. Ma fa lo stesso. Il viale è ugualmente bello, seduttivo, funzionale. Trasporta in estate milioni di viaggiatori e le targhe, inizialmente solo italiane, ormai marcano auto americane, russe, tedesche, lituane, perfino cinesi poiché la Versilia è cosmopolita e il successo universale.
Il viale nell’ottocento nemmeno esisteva. In età romantica ogni comune aveva il mare a porta di casa. Poi il mare si ritirò e nel Novecento le comunicazioni divennero a filo marina. Prima no.
In età romana le legioni passavano sull’Aurelia, al di là degli acquitrini che infestavano la marina. Sulle spiagge approdavano le galere genovesi o pisane o le filibuste dei saraceni. Vi si trottava a cavallo. E questo valse anche per Gabriele D’Annunzio che quando venne in vacanza a “La Versiliana” correva coi suoi dieci levrieri snelli, agilissimi, lungo le dune che portavano dal Secco al Forte.
Poi con l’arrivo dell’automobile, il mare ritirato più o meno dove è adesso, i comuni sentirono la necessità di collegarsi con il lungo rettilineo. E vi transitò subito il tram che portava i turisti dall’Hotel “De Russie” di Viareggio alla Vittoria Apuana con soste in Camaiore e Fiumetto.
Il tram era, col Novecento, un meraviglioso rincorrersi di colori e sapori. Odorava di salino e dai finestrini potevi godere i tramonti accesi su fino a La Spezia. Ma poi, con la guerra, venne abolito e trionfarono le macchine, le biciclette sulle piste ciclabili; tra poco anche i monopattini scivolosi e invadenti, faranno le loro scorribande a velocità, speriamo, ridotta.
Il lungo viale una volta testimoniava le differenze. Viareggio non era Fiumetto, Forte dei Marmi non era il Cinquale. Poi ai giorni nostri s’è appiattito. È tutto edificato di alberghi, casoni, palazzine anonime. Però esistono alcune differenze e merita citarle.
In Viareggio è “Passeggiata”. Dal molo fino alla Fossa dell’Abate il giorno è parcheggio sotto le palme, utile a far frequentare i negozi, utile a far camminare nonni e bambini per pizze e gelaterie varie. Ma di notte è tutto un incanto di luci. Frequentata da flaneur fin dai tempi di Puccini, la Passeggiata vide fiorire teatri, caffè concerto, ingressi ai bagni, locali mitici come il Principe di Piemonte. Dall’architettura liberty, cara a Belluomini e Galileo Chini, si passò allo stile funzionale di marca fascista. E i Ciano regalarono la terrazza della Repubblica, ora malconcia, che era tutta fontane e giardini nel dopoguerra ospitava il “Caprice” luogo di musica e di entreneuse maliose. Oggi come tant’altro spento e diroccato. Il viale, a Viareggio, era percorso da rumorose spyder, “MG” e “Austin” e “Fiat” decappottabili. Il piazzale dov’è ancora “Galliano” era pienissimo e le orchestrine furoreggiavano. Il traffico era ben regolato e gli incidenti avvenivano solo in inverno anche perché le auto servivano da richiamo amoroso e scorrevano a passo d’uomo per bordeggiare le bellissime che dondolavano sul viale. Pronte ad avventure fiabesche.
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Dopo Fosso dell’Abate, lo stradone penetra dentro il Lido di Camaiore. E qui si biforca. Da una parte, lungo i bagni, è passeggio e parcheggio. Nell’interno, com’è adesso, passa tra botteghe e ristorantini. Soltanto dopo l’Arlecchino torna a tratto unico e costeggia i lussuosi splendidi hotel, come l’”Ariston”, regno di Mina e Renato Zero, come il “Panoramic”, come “Le Dune”. Di recente Camaiore ha creato con “Bussola domani” il cinema sotto le stelle, un richiamo suggestivo e ben accolto. E le macchine tornano a fermarsi perché vi era e vi è sempre il rischio che dopo il Lido gli automobilisti pigino l’acceleratore, pensando, malaccortamente, che il viale sia un’autostrada.
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Focette, Fiumetto, Marina di Pietrasanta sono tutte sorte in anni recenti proprio grazie al viale che si snoda rettilineo fino al Forte. Passa tra i simboli della riviera come “La Bussola”, come “La Versiliana” (che è sempre di grandissimo richiamo), come “il Banbaissa”, come il “Bagno Annetta”, come “La Capannina”, come l’hotel “Augustus” (ex villa Agnelli). E qui la prestigiosa famiglia torinese si fece perfino fare un sottopasso per raggiungere, incolume, la spiaggia. Il viale prosegue poi, sempre tra alberghi e ville fino al Cinquale. Dove un tempo c’era “Oliviero” che era l’ultima tappa dei nottambuli, prima di rincasare all’alba. E dove Alberto Sordi nel famoso film “Una vita difficile”, proprio correndo dietro la vita, ormai trasformata in peggio, che gli sfugge (e l’onore per Lea Massari) dà a questo lungo viale il senso e il significato amaro di un’esistenza dove i valori si sono appiattiti nel grigio consumo di massa.
In poesia, per la Versilia, l’aveva già scritto Eugenio Montale sospirando dal “Poveromo”, quando il lungo viale era ancora di ghiaia. E l’asfalto di là da venire. —
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