Il Comune dal 2021 taglierà i buoni pasto ai dipendenti
I sindacati sul piede di guerra per la decisione presa dalla giunta comunale vogliono un incontro con il sindaco: «Non ci hanno nemmeno avvertito»
massarosa
Dal 2021 non ci saranno più buoni pasto per i dipendenti del Comune di Massarosa. A deciderlo è stata la giunta comunale lo scorso 26 giugno con una delibera - votata all'unanimità - passata a dir poco in sordina. Tant'è che gli stessi lavoratori se ne sono accorti solo nei giorni scorsi, segnalando la questione ai rispettivi sindacati.
Alla base di tutto ci sarebbe l'esigenza di elaborare un risparmio per le casse comunali. L'amministrazione guidata dal sindaco Alberto Coluccini, appellandosi alla normativa contrattuale che riporta come «gli enti, in relazione al proprio assetto organizzativo e compatibilmente con le risorse disponibili, possano istituire mense di servizio o, in alternativa, secondo le modalità, attribuire al personale buoni pasto sostitutivi» e dunque ritenendo il taglio come necessario alle disponibilità finanziarie del Comune per (citando ancora la delibera) «il raggiungimento degli equilibri dell'ipotesi di bilancio», ha deciso di procedere attivando il provvedimento già a partire dal prossimo anno.
«Non siamo stati minimamente avvertiti - tuona Marco Morbidelli, dipendente comunale di Massarosa e responsabile provinciale della Cgil - se non fosse stato per un lavoratore che si è trovato per caso a leggere la delibera, avvertendoci, nemmeno ne saremmo venuti a conoscenza. È stata una decisione non discussa con i sindacati e soprattutto totalmente unilaterale: per questo - dichiara - ci siamo riuniti e abbiamo elaborato e presentato un documento per richiedere urgentemente un incontro con l'amministrazione e farci spiegare i motivi di questa scelta». «Per adesso nessuna risposta ci è stata data dall'amministrazione Coluccini - ribadisce Massimo Petrucci, segretario territoriale Cisl Fp Toscana Nord - se il Comune ha deciso di non assegnare dal 2021 i buoni pasto significa che non sarà neppure più previsto il rientro pomeridiano: resta da chiedersi, a questo punto, come potranno essere garantiti i servizi in un turno unico che potrà pregiudicare non solo la resa del personale, con relativi disagi per la cittadinanza, ma anche le normative di sicurezza anti-Covid che prevedono di evitare la compresenza in ufficio». «I buoni pasto - dichiara Riccardo Paganelli, dipendente del Comune e rappresentante della Uil - ce l'abbiamo dal 1999 e sono legati all'orario di lavoro: ciò significa in media due buoni pasto a settimana per ogni dipendente del Comune. Eravamo completamente ignari di questa decisione di tagliarli, tant'è che abbiamo ancora in sospeso la richiesta fatta all'amministrazione per passare da 7 a 8 euro a buono pasto».
Le richieste dei dipendenti comunali però non si fermano certo qui: a far insospettire i sindacati anche il presunto risparmio, calcolato in una stima di circa 26mila euro. «Sono davvero questi soldi che permetteranno di risollevare il bilancio? - si chiede ancora Morbidelli - senza contare che con il taglio dei rientri pomeridiani ci sarà un conseguente taglio ai servizi, dato che il personale è già adesso ridotto all'osso dopo i pensionamenti avvenuti nell'ultimo anno. Non vorrei - conclude il responsabile Cgil - che l'amministrazione volesse scaricare su di noi la ben nota "patata bollente" e uscirsene con il fatto che quei 26mila euro serviranno a garantire gli asili nido, puntando il dito contro i lavoratori che giustamente richiedono il diritto al buono pasto. Non si tratta affatto di una questione politica - spiega - ma se davvero siamo ridotti a raschiare il fondo del barile in questo modo, forse è bene chiamare il commissario il prima possibile». —
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