Il Tirreno

Versilia

l’inchiesta 

Casalesi, era a Viareggio l’uomo arrestato come loro spacciatore

d.f.
Casalesi, era a Viareggio l’uomo arrestato come loro spacciatore

2 MINUTI DI LETTURA





viareggio

Di lui, gli appartenenti al gruppo di gestori delle piazze di spaccio dell’Agro Aversano per conto dei Casalesi - così l’accusa - raccontavano che era quello cui si doveva «appoggiare» chi avesse deciso di darsi latitante. Così si legge nell’ordinanza del Tribunale di Napoli (Gip Giovanna Cervo) che ha portato a 18 arresti in base alle indagini condotte carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, guidata dal capitano Luca Iannotti e coordinata dalla Dda di Napoli. Tra gli arrestati anche Belgiro Di Marzo, detto “Ciro”, 58 anni, indicato dagli inquirenti come dimorante a Livorno, ma arrestato a Viareggio dove si trovava temporaneamente. A Di Marzo - difeso dagli avvocati Fabrizio Miracolo e Roberto Cappa - viene contestato di aver conservato, per il gruppo criminale, lo stupefacente (soprattutto hashish e marijuana) e di averlo anche spacciato. Con l’aggravante del metodo mafioso ed in concorso. Da quanto emerso dalle indagini che si sono avvalse di intercettazioni telefoniche, ambientali e accurati e ripetuti appostamenti e perquisizioni che hanno portato alla luce anche i “pizzini” con i conti dello spaccio, l’attività condotta da Di Marzo avrebbe avuto come referente principale Paride Diana. Che gli inquirenti definiscono «componente dell’organizzazione con il ruolo di capo» e diretto referente - così le carte di indagine - di Francesco Caterino, detto “Peppinotto”, considerato «capo pro tempore della associazione criminale del Clan dei Casalesi».

Già arrestato nell’aprile 2016 con in casa oltre 1 chilo di hashish e 0,2 grammi di cocaina, Di Marzo agli inquirenti di sè racconta di «detenere lo stupefacente per conto di Paride Diana» in cambio di «una percentuale di stupefacente che spaccio perché sono disoccupato e non possono lavorare per motivi di salute». Nello spiegare la presenza della coca, Di Marzo dichiara che gli è stata fornita affinché «la faccia provare», così da poter verificare la possibilità di spacciarla. E quando a qualcuno del gruppo che gravita intorno a Diana non vanno giù alcuni comportamenti di Di Marzo, è lo stesso Diana ad accreditarlo, spiegando che si tratta di persona «vicina» ad Alessandro Brunitto, considerato elemento di vertice del clan Polverino. —

d.f.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web