La Caritas vara il pranzo domenicale per i più bisognosi
I volontari si danno da fare in cucina per fornire pasti a Torre del Lago
SOLIDArIETà
Cucinare è un atto d’amore e se lo si fa per le persone bisognose lo è ancora di più. E qual è il sinonimo perfetto di star bene con la pancia piena se non il pranzo della domenica? Così la Caritas ha deciso di mettersi ai fornelli anche di domenica. «La maggior parte delle mense sono chiuse in questo giorno, per questo abbiamo deciso di dare il via a tale progetto – dice Raffaello, uno degli operatori Caritas – Il pranzo comincia alle 12 e, a causa delle norme igienico sanitarie da seguire, prepariamo dei sacchetti con primo, secondo, dolce e un frutto. Il pranzo si svolge alla mensa della chiesa di San Pietro a Torre del Lago: chi vuole può consumare il pasto sul luogo dove sono state sistemate delle panche a vari metri di distanza l’una dall’altra, altrimenti si può fare take away. La sera è invece alla mensa di Sant’Antonio a Viareggio. Tutto questo è possibile grazie alla coordinatrice del progetto Mara ma anche alle volontarie, o sarebbe meglio dire alle cuoche Anna, Giovanna e Lucia». Primi piatti, sughi, secondi con contorno e dolci: i volontari realizzano tutte queste pietanze e lo fanno con enorme passione, perché sanno che è un gesto molto più grande del semplice cucinare, c’è un altro ingrediente immancabile per la riuscita di un piatto: l’amore. «È una bella sensazione quella che provo quando cucino per queste persone, devo ammettere che la cucina non è la mia più grande passione ma in questa occasione ha tutto un altro sapore» ha affermato Giovanna Dani, una delle volontarie che aderisce al progetto. «Io punto prevalentemente a pietanze fredde come insalate di riso o di pasta, panzanella e frittate: semplici e veloci da realizzare senza però rinunciare al gusto» ha aggiunto Dani. Le persone che vanno alla mensa affermano che «un cibo così buono non si trova nemmeno al ristorante». «Sentire questa affermazione mi riempie di felicità perché significa che l’amore che metto in cucina si sente anche nei piatti. Io faccio primi come lasagne o secondi come zucchini ripieni, spezzatino, pollo e tacchino... Insomma un po’ di tutto. Per risultati ancora più efficaci e produttivi ho coinvolto anche mio marito» ha spiegato la volontaria Anna Pardini. «Anche se non sono per niente ferrato ai fornelli, in casi come questi anche io cerco di rendermi utile – spiega Carlo Fantinato – Naturalmente non mi è permesso di toccare niente, lo chef in cucina non sono io... Diciamo che sono solo un assistente: taglio gli ingredienti e al massimo mi è concesso di impiattare» . –
SARA FANTINATO
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