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«Ferrovie dicano se tornerà il capostazione a Viareggio»

d.f.

La figura di Carmine Magliacano, in servizio la notte della tragedia fu fondamentale per evitare che un Intercity finisse dritto dentro la palla di gas e fuoco

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viareggio

«Alle 23,48 durante il transito del treno 50325 proveniente da La Spezia, il ferroviere, avvertendo il forte rumore causato dal deragliamento delle cisterne, chiudeva con immediata prontezza, nonostante la tensione del momento, il segnale di protezione esterno facendo così fermare il treno IC546 in procinto di entrare in stazione a Viareggio»: è la nota del Comune di Viareggio (sindaco all’epoca era Luca Lunardini) in occasione del conferimento della medaglia al merito civile per Carmine Magliacano, capostazione in servizio la notte maledetta tra 29 e 30 giugno 2009. Da gennaio 2020 ad oggi quel treno Intercity, ad un passo da piombare nell’inferno di gas e fuoco con il suo carico di passeggeri, non avrebbe fato in tempo a fermarlo nessuno.

Perché la stazione di Viareggio ha perso il cosiddetto “presenziamento”, ovvero i capistazione in carne ed ossa.

La nota del Comune così ricostruiva: «Subito dopo, con estrema lucidità ed alta professionalità ed encomiabile assunzione di responsabilità, ha avvertito il Dco di Pisa al fine di sbloccare la circolazione dei treni sula linee tirrenica e il Dco di Lucca per fermare alla stazione di Massarosa il treno 3098 proveniente da Firenze, evitando ulteriori pericoli. Poi, intuendo la gravità della situazione in stazione, si attivò per richiedere prontamente i soccorsi».

Quando il pubblico ministero Giuseppe Amodeo, nell’udienza del 14 maggio 2014 davanti al Collegio del Tribunale di Lucca, chiede al capostazione «in base alla conoscenza che suppongo vasta dell’esercizio ferroviario, quanto tempo avrebbe impiegato il 546 se non fosse stato fermato per arrivare a Viareggio? Due chilometri quanto ci metteva a farli?», Magliacano non ha incertezze nella risposta: «Secondo la sua velocità, avrebbe impiegato un minuto e mezzo, ma anche meno». Novanta secondi, e forse meno, hanno separato i passeggeri di quel treno dalla catastrofe. Cosa sarebbe successo se la stazione non fosse stata presidiata da un essere umano, specializzato ed esperto?

I familiari delle vittime del disastro ferroviario di 11 anni fa hanno organizzato nei giorni scorsi un presidio con volantinaggio proprio alla stazione e si sono rivolti all’amministrazione comunale di Viareggio per sollevare il problema.

«È necessario capire che cosa i vertici di Ferrovie hanno in mente di fare per la stazione di Viareggio», sono le parole del presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, Marco Piagentini. —

d.f.

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