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Il giovane alpino che venne in aiuto: quei giorni di dolore e solidarietà

Michele Morabito
Il giovane alpino che venne in aiuto: quei giorni di dolore e solidarietà

Oggi per la prima volta dopo 24 anni torna in Versilia «Qui per rendere omaggio anche ai colleghi scomparsi»

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STAZZEMA

La vicenda dell’alluvione del 19 giugno non fu solo una tragedia immane di vite perdute, abitazioni distrutte, attività economiche, sogni e ricordi spazzati via dalla furia delle acque. Per la protezione civile fu un grande spazio di crescita, un modello di sperimentazione in cui per la prima volta, istituzioni, esercito, associazioni, categorie economiche, istituti di credito, cittadini si misero assieme per ricostruire e ripartire. Per la prima volta lo Stato ci fu, non baraccopoli perpetue, ma interventi mirati non solo per ricostruire, ma costruire in maggior sicurezza.

Arrivarono da tutta Italia per aiutare la popolazione della Versilia che si rimboccò le maniche e ripartì: in questa gara di solidarietà non potevano mancare gli alpini. Questo ventiquattresimo anniversario ci restituisce una storia bella: quella di Mario Salvitti dall’Abruzzo, che presenzierà alle manifestazioni, e che nel 1996 era poco più che un ragazzo, un giovane uomo che portava con orgoglio la penna nera sul cappello e arrivò a Seravezza con uno sparuto gruppo di compagni.

«Avevamo fatto esperienza nella alluvione di Alessandria nel 1994 - racconta oggi - quando con altri alpini avevamo prestato soccorso alla popolazione. Nelle immediatezze dell’evento in Versilia, si chiesero di partire e arrivammo un paio di giorni dopo l’evento. Facevamo riferimento al comando degli Alpini dell’Abruzzo e in tutto eravamo una squadra si e no di quindici persone. Ci comandava il tenente medico alpino Antonio Festa, già presidente dell'Associazione Nazionale Alpini - Sezione Abruzzi: si era agli albori della protezione civile intesa come oggi».

Un gruppo coeso che fu assegnato alla zona di Seravezza: «La protezione civile dirottò noi alpini nella zona di Seravezza: vi era devastazione ovunque, detriti da ogni parte. Dormivano della scuola dei Salesiani a Pietrasanta e al mattino presto ci portavano a Seravezza dove restavamo fino a sera a svuotare cantine e liberare le strade. C’era la voglia di dare una mano e venivamo accolti con grande simpatia dalla popolazione come sempre accade quando arrivano gli alpini. Oggi solo in Abruzzo gli iscritti alla Associazione Nazionale alpini sono oltre 11.000 soci e la macchina di protezione civile vanta migliaia di volontari. Ci siamo specializzati nell’allestimento dei campi e nella loro gestione anche nelle condizioni più difficili, guerre, terremoti. Non ci ferma niente».

Dopo ventiquattro anni il ritorno in Versilia: «Sono anni che mi riprometto di tornare: alcuni sono andati avanti, come diciamo noi. Anche il tenente Festa non c’è più: una persona straordinaria, un amico, che non ha vinto la sfida contro un brutto male. Ma fino in fondo ha pensato agli altri. Tornando qua rendo omaggio a loro, agli amici che non ci sono più, a quello sparuto gruppo di alpini che come sempre ha voluto esserci. Sono felice di incontrare gli alpini della Versilia e di rivedere questi luoghi». —

Michele Morabito

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