Il Tirreno

Versilia

Quell’ombra in movimento e un misterioso fardello nero

Piera degli esposti Giampaolo simi
Quell’ombra in movimento e un misterioso fardello nero

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Non è l’incipit vero e proprio, ma è un brano tratto dalle prime pagine di «L’estate di Piera» l’estratto del nuovo romanzo di Giampaolo Simi e Piera Degli Esposti che uscirà martedì nelle librerie edito da Rizzoli. Una storia ambientata nel cuore di Roma, a due passi da piazza Navona e dal vecchio Palazzo del Governo, in una antica dimora dove la Piera protagonista del libro vive.



Piera degli esposti

Giampaolo simi

Quando Piera acquistò l’appartamento del quarto piano, adorava l’idea che fosse a pochi metri dal vecchio Palazzo del Governo. Quando era la Casa delle Donne, era lì che aveva conosciuto Fosca e tante altre. Mattinate roventi e lunghi pomeriggi grigi in cui tutto sembrava possibile, nel bene o nel male.

Negli ultimi vent’anni Piera ha avuto il discutibile privilegio di assistere al progressivo sfacelo del cortile, fra primavere di rigogliose erbe infestanti e inverni di bivacchi clandestini. Il porticato assicura un riparo dalle intemperie e il pozzo permette di espletare le funzioni fisiologiche con una certa praticità. In seguito ci hanno stoccato transenne e blocchi di cemento, per un anno intero ci hanno lavorato una decina di operai, poi di nuovo l’abbandono.

La luna piena è alta sopra Roma, l’alone di afa che la circonda diffonde un chiarore uniforme anche su quel cortile di detriti. E così, sullo sfondo del muro pallido, Piera la distingue.

Un’ombra in movimento, nel cortile, un’ombra da cinema impressionista, netta ma anonima. La testa, le spalle, un braccio. Pochi secondi e sparisce.

Riappare. La figura è curva e trascina un fardello ingombrante, nero e non definibile, se non per la sua forma allungata.

A Piera ricorda subito le sacche scure in cui i cadaveri vengono portati via dalla scena del delitto, almeno nei film americani. In Italia invece arriva un cofano di metallo, una specie di bara provvisoria.

Dalla penombra del cortile sale un gemito di fatica e poi arriva il grattare acuto, forse di qualcosa che stride sulla pietra. Nel buio saltano addirittura un paio di scintille. L’ombra ha spostato la grata di ferro del pozzo.

Piera aveva subito amato quell’appartamento anche perché le finestre danno tutte sulla quiete di tetti, comignoli e altre terrazze. E quindi ora, per vedere se qualcuno esce in strada, non ha altra scelta che scendere. —



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