Il presidio
Quel testamento conteso che blocca aiuti per i bisognosi
Una vicenda giudiziaria relativa a un lascito vede contrapposta la Misericordia di Viareggio ad altre associazioni. E il denaro resta inutilizzato
viareggio
Due testamenti, a distanza di due mesi l’uno dall’altro e completamente diversi da quello di quattro anni prima, condiviso con il marito poi morto, ed entrambi dichiarati nulli dal Tribunale di Lucca. È la vicenda che coinvolge una serie di associazioni di volontariato, prima fra tutte l’Arciconfraternita delle Misericordia che nei due testamenti dichiarati nulli diventava unico destinatario dell’intero lascito testamentario, per un valore di circa 700.000 euro tra denaro ed immobili. Misericordia che si è vista contrapposta in Tribunale da Misericordia di Stiava e Parrocchia dei Sette Santi fondatori. A fronte della sentenza, la Misericordia di Viareggio ha deciso di ricorrere in appello e c’è un’udienza fissata per fine 2020, a Firenze. Così che, «dopo 6 anni, la somma (del lascito, ndr) è ancora depositata presso un Istituto bancario», così la presa di posizione di Alberto Ramacciotti che della vicenda si è occupato quando è stato presidente della Misericordia di Stiava, e che con i coniugi Minnie Da Caprile e Ado Duccini aveva «una amicizia ultra cinquantennale». Con il risultato che la stessa somma, continua Ramacciotti, «non può essere destinata alle finalità di assistenza, beneficenza, ed aiuto ai meno abbienti, quale era la volontà di chi dispose prima di morire».
Il testamento «molto circostanziato, chiaro e preciso» - ricorda Ramacciotti - è relativo ad un «patrimonio di circa 600.000 euro, destinato in beneficenza, suddividendo la somma tra cinque istituti assistenziali». Dopo la morte della vedova Duccini, nel 2014 - così ricostruisce Ramacciotti - «è iniziata la fase preparatoria per l'assegnazione delle somme secondo la volontà della testataria»: Se non che, ad un certo punto, «appaiono due testamenti di poche righe, mal scritti e incerti sotto tutti i punti di vista». Testamenti che «nominerebbero la Misericordia di Viareggio erede universale», quella stessa Misericordia che nell’unico testamento riconosciuto come valido «era stata nominata erede, insieme all’orfanotrofio De Sortis, del 45% del patrimonio».
Da qui in poi la partita si è disputata nelle aule giudiziaria: «Il Tribunale di Lucca, con sentenza di primo grado del maggio 2019», ricostruisce Ramacciotti, «riconosce validità al primo testamento che - al netto dei compensi, stabiliti dettagliatamente, per l’esecutore testamentario (amico di famiglia da sempre e fidato consulente fiscale e patrimoniale) ed il vice curatore (figlio di altro vecchio amico di famiglia e loro stimato ed apprezzato medico da anni) - ripartisce la somma residua fra vari enti benefici, tra cui la Misericordia di Viareggio, oltre a condannare quest'ultima al pagamento delle spese di giustizia che superano il 10% dell'intero patrimonio». Dopo di che «la Misericordia di Viareggio ricorre in appello, e non riconosce la validità della sentenza, nè desiste dopo avere richiesto agli altri Enti (ed aver ottenuto) una integrazione di 30.000 come contributo liberale per le spese di giustizia sostenute. Pretende, nonostante la sentenza, di avere il 70% dell’intera eredità».
Ramacciotti conclude ponendo una serie di domande: «Perché questo comportamento nei confronti degli altri enti assistenziali beneficiari quali, ad esempio la Misericordia di Stiava o l'Istituto dei Poveri vecchi, come si chiama a Viareggio? Se la destinazione di una somma è la beneficenza e assistenza ai bisognosi, che differenza c'è se le opere benefiche sono compiute da un ente o da un altro, visto che chi ha destinato la somma ha dato precise indicazioni di distribuzione? Perché gli assistiti della Misericordia di Viareggio devono essere privilegiati rispetto a quelli della Misericordia di Stiava? A meno che non ci siano altre ragioni che la Misericordia di Viareggio farebbe bene a spiegare con chiarezza alla città». Anche perché «per difendere una pretesa che il Tribunale ha disconosciuto, è stato già speso il 50% della somma che il testamento assegnava alla Misericordia di Viareggio. Quanta assistenza è stata gettata al vento privando chi ha veramente bisogno di qualcosa da mangiare, di una coperta, o di mascherine od altro materiale che avrebbe potuto, e può, contribuire anche a salvare vite umane?». —
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