Il Tirreno

Versilia

quelli che non ce la fanno piÙ 

Troppo piccolo per resistere Il Serendipity deve chiudere

Luca Basile

Lo sconforto di Michele Bertellotti: «Impossibile continuare in queste condizioni, lo Stato ci ha lasciati soli, perdo un pezzo importante della mia vita» 

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PIETRASANTA

Tirare giù la saracinesca, per sempre, perché le nuove disposizioni innescate dal Covid non ti permettono di trovare soluzioni alternative. Chiudere perché, dopo tre mesi trascorsi a testare mille alchimie metriche sulle distanze da rispettare e conti economici da fare quadrare, non ti resta altro che sussurrare: «basta, mi arrendo, ho il tormento dentro, però non posso fare altrimenti».

Michele Bertellotti, 52 anni, anima solitamente gaudente e intrisa di ottimismo del Serendipity nicchia culinaria generosa per pietanze gustose e buon bere e con vista privilegiata su piazza Duomo, ha oggi la voce rotta dall’emozione. «So che ci sono situazioni peggiori, so che ci sono persone che hanno perso un proprio caro e che la mia situazione, al confronto, è ben poca cosa – è il pensiero di Bertellotti – ma in questo momento mi fa tanto male sapere di avere perso il mio Serendipity, che da 15 anni a questa parte era la mia quotidianità. Prima la piadineria, poi tutto il resto costruito giorno dopo giorno, insieme a mia moglie Anna, a mia figlia Federica. Il Serendipity è troppo piccolo e tenerlo aperto, a prescindere, significherebbe un suicidio dal punto di vista economico: all’interno, stando alle prescrizioni, mi resterebbe a disposizione un solo posto a sedere. Prima riuscivo fra dentro e fuori ad arrivare a ospitare fino a 40 persone: oggi 12. Per intendersi 6 tavoli. Ma come faccio? Ogni mese, fra affitto, utenze e spese varie spendo 3000 euro. E non oso pensare all’inverno quando potrei accogliere, come detto, solo una persona nel locale. Io non so quanto andrà avanti questa emergenza, quanto a lungo saremo costretti a sottostare a queste disposizioni, ma so che il Serendipity non ha la forza per sostenere tutto questo. Non c’è soluzione: speravo – prosegue Bertellotti – quanto meno di fare l’estate e poi posticipare la resa dei conti a settembre. Ma sono costretto a chiudere. Da subito».

Bertellotti, con i suoi sorrisi, le sue battute, la voglia di condividere con clienti e non, è da 3 lustri riferimento del centro storico. «Mi mancherà il rapporto con le persone, quelle parole scambiate fra una portata e l’altra, il sorriso reciproco: la mia, la nostra, è stata però una scelta ponderata». Come tanti imprenditori, anche Bertellotti si è sentito lasciato solo dallo Stato. «Non ho più alcuna fiducia nelle Istituzioni: il bonus di 600 euro? Richiesto e mai arrivato. Comprendo lo sfogo e lo stato d’animo disperato di tanti colleghi: il Governo ci ha abbandonato. Cosa farò? Ho un terreno, forse mi dedicherò all’agriturismo, vediamo. Oggi il dolore è troppo forte. Ho perso un pezzo importante della mia vita e ricominciare, anche per un ottimista di natura come me, non sarà semplice». —

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