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Il caso dei Poveri Vecchi «Da noi nessun contagio»
Viareggio
In questo periodo in cui siamo costretti a scrivere brutte notizie, si riesce a trovare anche qualche cosa di buono. Riguarda le tanto bistrattate Rsa, che nella sola Versilia hanno avuto, purtroppo, moltissimi casi di anziani positivi e anche tanti decessi. Ma la Casa di riposo “Sacro Cuore di Gesù” , per i viareggini “Poveri Vecchi”, non ha avuto nessuno dei 43 ospiti positivo, frutto di un grande lavoro di equipe di tutte le persone che vi lavorano. Grande la soddisfazione e l’orgoglio del direttore Marco Spagnoli per essere riusciti a salvaguardare i loro ospiti. «Ci tengo a sottolineare come il merito di tutto questo nasca da un grande lavoro di gruppo. Dal personale sanitario agli addetti alle pulizie, tutti hanno operato seguendo regole ferree che ci venivano fornite dalla Asl, dall’Istituto superiore della sanità ed anche dalla protezione civile che puntualmente ci aggiornavano sulle nuove linee guida». I Poveri Vecchi a Viareggio sono un istituzione nata quasi 100 anni fa (era il 18 settembre 1920), che, seppur con fatica, riesce a continuare la propria attività anche grazie ai contributi della Fondazione Crl e all’aiuto e alle donazioni di tanti cittadini, aiuti che hanno continuato a fare anche in questa emergenza.
«Abbiamo chiuso la struttura alle visite fin dall’inizio di marzo – continua Spagnoli – e ci siamo organizzati prima con telefonate e poi anche con le videochiamate, che gli ospiti hanno accolto con un po’ di stupore ma anche con grande gioia». Quindi niente visite né dei parenti né dei volontari che vengono a fare animazione agli anziani. «L’isolamento per le persone della terza età, soprattutto se ospiti di una struttura come la nostra, rischia di essere un problema, noi abbiamo sospeso tutte le attività di animazione, soprattutto per evitare gli assembramenti, ma abbiamo potenziato un lavoro di audioascolto. Due dei nostri ospiti durante l’emergenza sono stati in ospedale per problematiche diverse dal Covid, al loro rientro siamo stati costretti a metterli in isolamento per 14 giorni: non è stato facile, ma siamo riusciti a far capire che era per il loro bene e quello di tutti». Anche i rapporti con i fornitori che devono entrare all’Istituto sono seguiti con il massimo delle attenzioni. «Certamente, tutta la merce che arriva da noi – chiarisce il direttore – viene lasciata in giardino, inoltre abbiamo predisposto una stanza in cui stoccare i materiali per almeno 2 giorni per la decontaminazione. I cibi deteriorabili vengono igienizzati e puliti assoluta cura. Come ho detto, i nostri operatori, tutti dal primo all’ultimo, hanno fatto e continuano a fare un lavoro che ha prodotto i risultati sperati nonostante le mille difficoltà. Ci tengo a sottolineare – conclude Spagnoli – che il calore umano e gli aiuti che ci sono arrivati dall’esterno sia di privati cittadini che di aziende, come le forniture di mascherine ed altri strumenti di protezioni, non solo ci hanno riempito il cuore di gioia, ma ci hanno anche permesso di compiere questo piccolo miracolo». —
Maria Cristina Ercini
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