Il Tirreno

Versilia

L’appello accorato della preside «C’è bisogno delle scuole aperte»

matteo tuccini

Nella De Angeli è dirigente dell’Istituto comprensivo Don Milani-Lenci «Senza di noi e senza i compagni di classe si crea un grande vuoto» 

3 MINUTI DI LETTURA





l’sos

La scuola deve riaprire. Il prima possibile e nelle condizioni di sicurezza necessarie per tutelare bambini, ragazzi e personale. «Perché senza noi insegnanti, senza i loro compagni di classe, si rischia di creare una grande voragine nelle vite dei nostri figli. Al punto da poter vedere, un giorno, un incremento imprevisto dell’abbandono scolastico».

A parlare è Nella De Angeli, dirigente scolastica dell’Istituto Don Milani-Lenci, quartiere Varignano, a Viareggio. In questi mesi, come tutti i suoi colleghi, si è impegnata per non perdere il filo che lega i ragazzi allo loro scuole. «Ci hanno detto da un giorno all’altro che dovevamo chiudere, non c’è stato un minimo di intervallo per prepararci», ricorda.

La didattica a distanza è nata così, in maniera improvvisa. «Stiamo lavorando ancora più di prima – dice – senza sosta. Facciamo videolezioni su varie discipline, diamo materiale di lavoro. Ma i risultati, lo sappiamo, sono quelli che sono. Non c’è la presenza fisica che ti spinge a stare concentrato, non c’è il confronto con gli insegnanti e tra gli stessi alunni. Un confronto che è determinante per crescere e imparare».

La dirigente scolastica rilegge, con un po’ di voce rotta, i messaggi e le frasi che i bambini e i ragazzi rivolgono ai loro insegnanti quando hanno occasione di parlarci, in videoconferenza o per mail. “La scuola mi manca”. “Mi mancano i miei compagni”. E sì, anche “mi mancano le maestre e i professori”. «Questa mancanza che i nostri alunni soffrono – dice – è anche legata alle difficoltà organizzative della didattica a distanza. Ci dicono che non riescono sempre a seguire, che non sentono tutto quello che diciamo perché le comunicazioni on line si interrompono. A lungo andare stare davanti al monitor può essere infruttuoso. Senza contare, poi, le famiglie che non hanno dotazioni tecnologiche, né competenze, particolari. Oppure che non hanno la possibilità di seguire i loro figli. Tutto questa amplifica le disuguaglianze».

Un Sos già lanciato da altri esperti e che i docenti sottolineano. Perché l’essenza della scuola pubblica, quella che ne ha determinato la nascita, era proprio la necessità di eliminare le disuguaglianze sociali. Di mettere insieme famiglie diverse per cultura, ricchezza e abitudini, e di favorirne l’integrazione. Ma in questo modo, con i bambini e i ragazzi che rimangono nel loro contesto familiare, le disuguaglianze rimangono e anzi si allargano.

«Perché è ovvio – dice la dirigente De Angeli – che una famiglia con più possibilità economiche è più avvantaggiata. Di conseguenza le scuole devono riaprire il prima possibile, devono farlo con tutti i protocolli richiesti e con la consapevolezza che i bambini, soprattutto i più piccoli, dovranno in qualche modo essere gestiti. Sono decisioni che vanno prese ora: se vogliono che siamo pronti il 1° settembre, dobbiamo già lavorare per questo». —

matteo tuccini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera