Il Tirreno

Versilia

La lettera a Zingaretti: «Una manovra frutto di ingordigia politica»

d.f.

Il partito viareggino scrive a Roma, chiamando in causa il segretario nazionale 

3 MINUTI DI LETTURA





i commisariati

Il Pd di Viareggio fresco di commissariamento affila gli strumenti per opporsi alla decisione della segretaria regionale, Simona Bonafé, ed il primo passo è una lettera al segretario nazionale Luca Zingaretti ed alla presidente della Commissione di garanzia nazionale, Silvia Velo. «Da quando le comunali coincidono con le regionali, ogni 5 anni arriva la segreteria di turno e sceglie il candidato che più aggrada in veste regionale. È successo nel 2015, quando i vertici regionali sostennero un sindaco diverso da quello scelto dal Pd Viareggio e si ripete nel 2020». Con il risultato - ricostruisce la missiva - che a candidato scelto con plurima votazione della assemblea comunale per le amministrative, nella figura di Sandro Bonaceto, è iniziato - per il Pd di Viareggio - «un tallonamento ossessivo compulsivo da parte della segretaria regionale e della sua segreteria. Hanno tentato di convincerci a sostenere l’attuale sindaco, Giorgio Del Ghingaro, e pazienza se lo stesso è passato alle cronache per avere sostenitori famosi per modi di fare dubbi».

La lettera niente nasconde: «Il motivo per cui, per ben due volte, l’assemblea viareggina ha sostenuto la candidatura di Sandro Bonaceto in alternativa all’attuale sindaco, in comunione di intenti e valori con le altre forze di coalizione di centro sinistra, risiede in diversi fattori. Fra i quali le simpatie destrorse della sua compagine governativa e gli appoggi che allo stesso vengono da mondi diversi dal nostro quali, ad esempio, quelli di esponenti di Forza Italia. Evidentemente, di fronte alle elezioni ed alla paura che un candidato debole come Eugenio Giani potesse perdere le regionali, il Pd toscano ha ritenuto di calpestare, con serenità disarmante, la volontà degli iscritti in un modo che profuma di autoritarismo».

Nel merito della scelta e nel metodo: «Caro segretario, la realtà è che un partito, una collettività, viene umiliata e spazzata via con una email. Non una telefonata, un contatto, un approccio, un ringraziamento per il lavoro fatto. Niente. La democrazia nel partito di Viareggio è stata distrutta con una mail. Da una segretaria di Varese che non sa niente di noi, non le interessa di noi e, ci sia consentito, nemmeno di te e del tuo impegno a far sì che questo rimanga un grande partito, patria di ideali di cui ognuno di noi si sente portatore».

Parole forti quelle che chiudono la richiesta di aiuto: «La Toscana è vittima di logiche di potere che forse non conosci. Quel senso di comunità, di rispetto, di collettività non si spazza via con una email, imponendo, a 4 mesi dalle elezioni, un commissario non viareggino, che nessuno di noi conosce e che nessun legame ha mai avuto col nostro territorio. Un precedente pericoloso: ogni volta che una Unione comunale prende una decisione legittima non può essere spazzata via dalla volontà dell’organo superiore. Caro segretario, ti chiediamo di essere il nostro referente e di tutelarci di fronte a questa ingordigia politica, frutto di manovre il cui odore puzzolente si sente a chilometri di distanza. Andremo ovunque a manifestare questo disappunto. Perché siamo uomini e donne e non caporali». —

d.f.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana