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Il Piazzone era privato ma il Comune fece marcia indietro
Antonella Serafini, storica dell’arte, ripercorre i passaggi che mossero l’opera di Belluomini
LA storia
Antonella serafini
Il primo Mercato di Viareggio sorse nell’omonima piazza in via Regia. Il suo spostamento al Piazzone (piazza Cavour), deliberato una prima volta nel 1919 e giunto a compimento nel 1925, segna la storia dello sviluppo economico, sociale e urbanistico della città nel ‘900. La decisione diede avvio ad un dibattito vasto e acceso a cui partecipò la città intera, dal più modesto abitante di via Regia a Giacomo Puccini, dal farmacista Candido Tobino a Lorenzo Viani. Assunse per certi aspetti i connotati di “scontro di classe”, a contrapporsi furono gli interessi dei ceti popolari del rione antico contro quelli delle famiglie più agiate e della “aristocrazia turistica” delle aree centro-settentrionali.
Gli abitanti della rione antico volevano impedire lo spostamento perché «avrebbe creato il disagio delle famiglie in maggioranza di operai i quali debbono direttamente accudire alle faccende domestiche, mancando loro, a differenza degli abitanti dove si vorrebbe trasferire il mercato, il personale di servizio che procura gli acquisti al fabbisogno delle famiglie agiate». A loro volta, gli abitanti del nuovo centro città si espressero con petizioni per affermare il diritto a «non camminare per chilometri per comprare un cavolo».
Le ragioni di ambo le parti convinsero l’amministrazione ad autorizzare i due mercati, affidando la sistemazione dell’uno e la realizzazione dell’altro ad Alfredo Belluomini, che consegnò progetto e relazione il 27 ottobre 1922. Per reperire i fondi il Comune intendeva vendere a scopo edificativo una striscia di pineta all’estremo Nord della città, ma l’alienazione fu bloccata dalla legge in difesa dei Beni ambientali dello stesso 1922.
L’impossibilità di disporre di quel denaro sembrò portare ad un notevole ridimensionamento del progetto. Finché si presentò, allora come oggi, un privato che si offrì di pagare la realizzazione dei due progetti in cambio dello «sfruttamento per un congruo periodo di tempo» delle strutture. L’amministrazione firmò l’accordo ed il progetto di Belluomini venne pressoché eseguito nella sua interezza e terminato nel 1925. Quasi subito il Comune si attivò per ottenere il riscatto dal privato che avvenne nel 1928: si comprese già allora che è fondamentale il pieno controllo pubblico della gestione delle strutture.
Gli oppositori temevano una «colata di cemento sul Piazzone» che tuttavia non avvenne. Belluomini si era fatto carico dei timori e probabilmente la sua stessa sensibilità gli aveva fatto optare per un intervento di contenuto impatto ambientale. La superficie edificata occupa solo un terzo circa dell’intera piazza, ridisegnando il grande spazio con un armonico equilibrio di pieni e di vuoti. L’intera struttura in cemento armato è caratterizzata da decorazioni in stile Decò. Ma leggiamo le parole dello stesso progettista: «Gli edifici nel progetto trovano una sistemazione ideale, lasciando una rilevante quantità di area scoperta per strade, marciapiedi e piazzali e ciò per facilitare la circolazione del pubblico. Come tipo ho senz’altro scartato quello a grande salone, comprendente e i negozi e i banchetti per i piccoli venditori, tipo costosissimo richiedente una grande copertura a vetri, e che presenta gravi inconvenienti quali la difficoltà di una perfetta areazione e pulizia, ed una eccessiva sonorità». Conclude Belluomini: «Risulta evidente che la costruzione di un nuovo mercato rappresenta anche un ottimo impiego di capitale, ed assicura al Comune un reddito patrimoniale annuo notevolissimo», cui fa seguito una ipotesi di rendita dagli affitti.
Il Mercato era cento anni fa, come oggi, elemento fondamentale della vita cittadina, economica, culturale, sociale. Qualsiasi scelta che lo riguardi deve essere dibattuta e condivisa da una maggioranza la più ampia possibile e non può essere presa né a discapito di chi se ne serve, tanto meno delle Istituzioni investite della salvaguardia dei beni pubblici economici e storico-ambientali.
Il privato, di cui a gran voce si reclama la partecipazione, è da sempre presente nella gestione: sono i concessionari, gli affittuari dei chioschi e dei negozi. Il Mercato si basa da sempre sulla compartecipazione pubblico-privato, adattandosi per naturale metamorfosi alle nuove richieste di chi ne usufruisce. Oggi le possibilità sono molteplici e variegate e ritengo che il Comune debba continuare in prima persona a governarle, sollecitando e favorendo la fantasia, l’iniziativa e l’intraprendenza di concessionari diversi, che sarà più utile e prolifica che non quella di un unico dominus al quale ci si vorrebbe affidare per 40 anni. Privando due generazioni di dire la loro. —
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