Il Tirreno

Versilia

Non si distrugga un angolo della città che resta un gioiello

Antonio Dalle mura
Non si distrugga un angolo della città che resta un gioiello

L’ingegner Antonio Dalle Mura (Italia Nostra) scettico sul progetto approvato dal Comune 

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il dibattito

Dopo l’intervento di ieri dell’ex assessore all’urbanistica Fabrizio Manfredi, sul “nuovo” Mercato interviene adeesso anche l’associazione ambientalista Italia Nostra attraverso una lettera aperta del proprio presidente ingegner Antonio Dalle Mura.



Antonio Dalle mura

Il mercato di Piazza Cavour, il "Piazzone", è uno dei gioielli architettonici di Viareggio. Adesso hanno deciso di trasformarlo? di cambiarlo? di distruggerlo? Di quel poco che si riesce a capire dalla pubblicazione di un progetto, si vorrebbe spaziarlo in una leggera vetropoli che tanto spazio darebbe al vuoto. E' possibile?

Il mercato fu un progetto ed un'opera di quel maestro novecentesco che fu Belluomini. Lui, e insieme a lui Galileo Chini, furono gli artefici di quei luoghi magici (pochi ne rimangono) che dettero stile ed estetica alla città balneare e industriale dal 1900 in poi. Il mercato, con la sua splendida torretta, la terrazza ariosa, i loggiati rinfrescanti, per anni e anni fu il centro attivo di una riviera che, pur lì, aveva visto passare la storia (le giornate rosse del 1920) e che nel secondo dopoguerra, quello più recente, fu arena ed assemblea per la rinata democrazia italiana. Adesso tutto questo lo si vuol dimenticare? Cancellare? Perché?

Non ci nascondiamo che da alcuni anni la zona del mercato si è parecchio degradata. Grazie o per disgrazia dell'abitudine al supermercato tentacolare, i viareggini hanno sempre più disertato il vecchio mercato divenuto "zona cinese" con bancarelle brutte, sciatte, mal assemblate. Epperò non è colpa degli edifici storici. Essi mantengono la loro eleganza e la loro memoria.

Liberare l'area, farne di nuovo un "centro" è così impresa encomiabile. Ma progettando si può benissimo rispettare la memoria e ciò che vi è di bello, affiancando la modernità e la tradizione. Basta avere rispetto per ciò che Viareggio, la città di Belluomini, Chini, Viani, Pea (ricordiamo il Politeama?), Tobino (vogliamo dimenticare i "ragazzi del piazzone"?) sapeva offrire e mostrare con la sua specifica identità.

Allora, per la sistemazione del mercato, perché non fare una gara di progetti? Perché non sottoporli all'esame dei viareggini e delle categorie interessate?

"Italia Nostra" è pronta a mobilitarsi per fornire esperienze e saperi che spesso, per fretta elettorale, si ignorano colpevolmente. —



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