Il presidio
LA SPIAGGIA, LO SCRITTORE E IL MESSAGGIO IN BOTTIGLIA
Appena è stato consentito, sono tornato sulla spiaggia. Inutile spiegare a chi è di Viareggio quanto possa mancare il mare. Sulla battigia ho visto una bottiglia che rotolava spinta dalle onde. Dentro c’era un foglio arrotolato alla meglio. Uno scherzo, un gioco, un piccolo rituale? Non l’ho aperta e sono tornato a casa immaginandomi la storia di chi l’aveva lanciata in mare, da dove e perché. Ora vi sembrerà che cambi argomento (e invece no, tranquilli): una delle prime cose che mi sono sentito dire all’inizio di questa emergenza, è «vabbè, ma tu sei uno scrittore, sei abituato a lavorare a casa». È vero in parte. Perché, Google Maps alla mano, per promuovere i miei ultimi romanzi ho percorso una media di diecimila chilometri a ogni nuova uscita, dalla Puglia alla Val Susa. Ovviamente, senza festival, incontri, dibattiti e convegni è sparita tutta quell’attività sociale che oggi rappresenta una parte considerevole del lavoro dello scrittore.
Per il resto, mi sono detto, io lo smart working lo faccio da un po’. Se produco almeno tremila battute ben curate ogni giorno, per dire, sono stato molto smart. Imporsi delle tabelle e dotarsi di una buona dose di autodisciplina è fondamentale. Fondamentale, sì, ma non è tutto.
Perché la scrittura si fa in solitudine, vero, ma non è un mestiere da eremiti. Detestavo già lo stereotipo del romanziere che si chiude a tu per tu con il proprio genio (sempre ammesso che ne sia dotato) in cerca dell’ispirazione. Durante questo lockdown, ho sperimentato in prima persona che senza gli altri, senza il mondo là fuori, l’atto di inventare storie tende a spegnersi. È come se venisse prosciugato alla fonte. Mi sono reso conto una volta di più di quanto abbiano ragione Simenon o Flannery O’Connor quando ci ricordano che la scrittura ha a che fare con il corpo, con i sensi, con il mondo fisico. Non si autoalimenta di astrazioni, fantasmi e ricordi.
È bastata una passeggiata sulla spiaggia, un banalissimo messaggio nella bottiglia affidato alle onde e la macchina dell’immaginazione, magari corroborata da un po’ di iodio, si è rimessa in moto. —
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