Il Tirreno

Versilia

il diario di Giampaolo Simi

Quei nuovi disturbi figli del lockdown

Giampaolo Simi
Lo scrittore viareggino Giampaolo Simi (foto Roberto Paglianti)
◗
Lo scrittore viareggino Giampaolo Simi (foto Roberto Paglianti)

2 MINUTI DI LETTURA





Che l’emergenza sanitaria diventerà anche emergenza psicologica è chiaro a tutti. Il problema sarà catalogare disturbi comportamentali del tutto inediti.

Fra i più ricorrenti abbiamo senz’altro l’“andràtuttobenismo”. Il soggetto ripete le tre parole come se fossero una fomula magica o un mantra ossessivo, le usa come hashtag pure quando posta le vecchie foto del liceo o la ricetta della focaccia alle 17 erbe di campo. Se non diagnosticato in tempo, dopo settimane di lockdown, finisce per scrivere “andrà tutto bene” sulla porta, ma al contrario, come in Shining. A quel punto, è ovvio, anche un energico intervento terapeutico può risultare vano.

Non da sottovalutare anche il moltiplicarsi di “graficisti compulsivi”. Si tratta di persone che fino al 7 di marzo non davano alcun segno di squilibrio, ma soprattutto nessun segno di interesse per ascisse e ordinate. Anzi, stentavano persino a considerare x e y come lettere dell’alfabeto. L’unica parabola di cui si interessavano era quella sul terrazzo, e solo se non prendeva bene durante le serate di Champions. Adesso parlano solo di curve, di medie ponderate, di trend, di variazioni percentuali e dati aggregati. Il passaggio dalla nevrosi alla psicosi si ha in genere quando il soggetto attacca sul frigo il grafico aggiornato del consumo di provolone dolce della propria famiglia rispetto alla media italiana ed europea. Di fronte allo sconcerto dei congiunti, negherà però di esserne l’autore, affermando che è una ricerca del MIT di Boston di dominio pubblico sul web.

L’ultimo disturbo, non per questo meno grave, lo si potrebbe riassumere parafrasando una celebre battuta del film Il sesto senso: “vedo la gente in giro”. Il soggetto in questione ha preso il lockdown con grande scrupolo, fino al punto di dichiarare zona rossa anche il proprio pianerottolo. La fase 2, con tutte le sue incertezze, lo angoscia. Per cui non fa altro che prevedere foschi scenari. Pur non uscendo di casa, è sicuro che là fuori è pieno di gente. Pubblica sui social qualsiasi immagine confermi questa sua teoria. Nella fase acuta del disturbo, il soggetto non è più capace di distinguere la Passeggiata dalla Sacra Moschea della Mecca durante un pellegrinaggio del 1986. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera