Il Tirreno

Versilia

la città che non va 

Immerse nel degrado le eleganti villette di via Primo Maggio

Luca Basile
Immerse nel degrado le eleganti villette di via Primo Maggio

Dovevano essere un esempio di edilizia all’avanguardia da oltre dieci anni sono come un pugno nell’occhio

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PIETRASANTA

Quelle villette, così eleganti, così all’avanguardia, con in dote interni e rifiniture esclusive e in alcuni casi giardini con piccole piscine, avrebbero dovuto certificare lo sbarco di Pietrasanta nell’edilizia del futuro. E invece, una decade e poco più dopo, di quelle 16 unità immobiliari con vista offuscata dalla oramai desolante folta vegetazione circostante, su via Primo Maggio resta invece imprigionato nello sguardo un imbarazzante contesto di degrado generale. E parliamo di un degrado difficilmente comprensibile.

Siamo ad un soffio di vento dal centro cittadino, con il sottovia di zona che fa da imbuto viario fra chi entra nel cuore pulsante della Piccola Atene della Versilia e chi ne esce. Eppure, giorno dopo giorno, è come se chi transita da queste parti avesse metabolizzato il senso di abbandono che fa da cornice al complesso immobiliare.

Facciamo un passo indietro: l’area di via Primo Maggio fu oggetto di variante urbanistica durante il primo mandato Mallegni, parliamo degli anni 2004-2005 in cui si trasformava un comparto previsto dal Piano regolatore Di Pietro – che prevedeva, inizialmente, edifici in linea a due piani con negozi a piano terra e appartamenti al piano primo e annesso parco pubblico –, in una zona per lottizzazione di appunto circa 14-16 alloggi di tipo mono e bifamiliare. La variante fu portata a compimento insieme a quella relativa all’altro complesso immobiliare, di viale Apua, legata alla Coop. A seguire l’approvazione del piano attuativo, il rilascio dei permessi a costruire e il conseguente via libera ai lavori.

Fin qui l’iter di un progetto che oggi, come detto, è ben lontano da come era stato immaginato. Basta dare uno sguardo, dall’esterno, alle diverse villette a schiera: corde a sigillare, in qualche modo, i cancelli d’ingresso che spesso però restano spalancati, grondaie danneggiate, infissi in legno usurati, fili penzolanti, erba alta in ogni dove, piscine che sembrano piccole pozze d’acqua divorate dal tempo, sacchetti dei rifiuti. Una corte dimenticata nebulizzata dal disinteresse più o meno generale. E il perché di questo disinteresse, non da oggi, se lo chiedono in molti. —



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