Il Tirreno

Versilia

IL PARAGONE PERPETUO TRA ITALIA E GERMANIA

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Una parte della mia famiglia vive in Germania da anni. Ero quindi già abituato a veder crescere i piccoli di famiglia via Skype, a mettere in loop il clip di quando hanno imparato a dire “pizza” (pì-zah, più o meno). Ma immaginate cosa voglia dire condividere la quarantena, seppure a distanza, con i primi della classe d’Europa. Vedere quel pezzo là di famiglia uscire per una pedalata nel parco cittadino, senza droni o gendarmi alle calcagna, mentre qui si elemosina un po’ di sole sul terrazzo con gli elicotteri in volo radente, assaporando a malapena l’odore del mare in primavera. Ho quindi sempre avuto presente come in Germania il lockdown fosse vissuto in modo diverso. Soprattutto da un punto di vista psicologico, perché per il resto la maggior parte delle scuole rimarranno chiuse, come i cinema, gli stadi, i locali e i negozi. Insomma, la differenza rimane nell’atteggiamento, scrupoloso ma non fobico.

Ecco perché mi ha colpito come diversi giornali italiani abbiano parlato di risalita dei contagi in Germania. Per due motivi. Il primo è che si tratta, a dir poco, di una notizia distorta e data molto male, perché a essere risalito è l’R0, cioè la previsione di quante persone in media può contagiare un soggetto positivo. Abbiamo imparato tutti che quel numero deve stare sotto l’1. La Germania si è avvicinata all’1 negli ultimi giorni, ma i nuovi contagi non sono affatto aumentati. Il 23 aprile erano 2841, ieri l’altro erano 1154. Inoltre il calcolo del R0 fotografa la situazione di una settimana fa e non può essere correlato con le prime riaperture tedesche. È insomma un argomento enfatizzato a scopi di polemica politica tutta italiana, per difendere le riaperture annunciate lunedì sera da chi le giudica troppo timide.

Il secondo motivo è la soddisfazione sguaiata di certe reazioni. I primi della classe, si sa, sono sempre antipatici. Se siamo ridotti a godere frettolosamente di disgrazie altrui ancora tutte da verificare, forse la verità è che di questa classe ci sentiamo gli ultimi e temiamo di aver sbagliato quasi tutto. La vera buona notizia è invece che, osservando la stragrande maggioranza delle regioni italiane fra cui la nostra Toscana, non è poi così vero, anzi. —



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