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Gli imprenditori pensano sia più conveniente chiudere
Riccardo Bonuccelli, commercialista e consulente del lavoro: «Il governo doveva pensare a un accorpamento delle casse per l’emergenza»
viareggio
«Chi si ritrova a gestire le richieste di cassa integrazione è impelagato in una giungla infinita di carte», con una metafora del genere Riccardo Bonuccelli (nella foto sopra a sinistra), dottore commercialista e consulente del lavoro, racconta il momento che lui e tutta la categoria sta vivendo in questo momento: «Il Governo doveva trovare un sistema di accorpamento delle varie casse integrazioni finalizzato a rispondere in maniera tempestiva alle migliaia di richieste che arrivano con l’emergenza», spiega.
C’è infatti da considerare che non esiste soltanto un tipo di cassa integrazione, ce ne sono diverse e ognuna con regole diverse: esiste Cig per gli industriali, la Fis per i lavoratori del commercio e del turismo, esiste la Cigs in deroga per commercio e turismo sotto i cinque dipendenti e per gli artigiani c’è Fsba.
«Anche all’interno delle singole ci sono delle storpiature che andrebbero corrette - spiega Bonuccelli - pensiamo per esempio agli artigiani: il fondo prevedeva l’iscrizione e due anni di arretrati contribuitivi. Chi ha sempre lavorato ma ha contributi solamente da un anno non ne avrebbe diritto. Poi sono entrate delle sentenze che hanno in parte rivisto questa cosa. Ma il problema rimane: molte persone rimangono escluse».
C’è poi il problema della liquidità: ci sono certe aziende che non devono anticipare la cassa integrazione ma quelle che lo dovrebbero fare, non ne hanno possibilità: «Solo il 5/6%, per quanto riguarda la mia esperienza, riescono a dare gli anticipi - dice il commercialista - questo perché in Versilia abbiamo molte aziende piccole che già di per sé, a regime, non hanno grosse disponibilità. Ci sono per esempio i ristoranti che finora hanno pagato ferie e permessi e fino a fine marzo sono andati avanti. Adesso non hanno più liquidi. Non è un caso che molti di quelli che vengono da noi sono scoraggiati: tutti ci dicono che è loro intenzione chiudere l’attività».
A questo c’è da aggiungersi che molte ditte erano riuscite a sopravvivere alla crisi del 2008 e solo negli ultimi tempi sembrava ci fossero dei segnali di ripresa. Quindi le casse martoriate del passato, hanno subìto un ulteriore colpo dal lockdown. «La situazione è critica ed è necessario che dal Governo arrivino delle risposte concrete, efficaci e celeri per evitare che il tessuto economico si sfaldi»:
Ma ci sono anche delle luci in tutto questo buio, due grandi aziende sono riuscite non solo ad anticipare ma ad assicurare lo stipendio pieno ai propri dipendenti: «Si tratta di due aziende che operano nel chimico - racconta Bonuccelli - che sono dei casi più unici che rari, che hanno una solidità economica vera». —
C.b.m.
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