Il Tirreno

Versilia

SE NELLA PUBBLICITÀ COMPARE UN «GRAZIE»

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Da quando è iniziata la quarantena guardo più pubblicità di prima. Mi incuriosisce la capacità di adattamento di alcuni grandi marchi alla situazione attuale. Da una parte si esauriscono gli spot che ti invitano ad andare in concessionaria per fare “tua, da 200 euro al mese” un’auto sopra la quale, anche se le concessionarie fossero aperte, verresti fermato dopo 250 metri. Dall’altra si fanno strada messaggi ansiogeni, incuranti di trasformare la paura in fobia, pur di convincerti a disinfettare il tavolo sei volte al giorno con un napalm antibatterico.

Encomiabili sono anche gli sforzi dei gestori di telefonia nel mostrarci quanto romantica sia una cena a lume di candela in videoconferenza. Sottolineerei anche che, visto lo stato della banda larga, in Italia c’è l’opportunità di vivere l’esperienza estetica non banale di un bel brindisi mentre il partner si trasforma in un’opera a metà fra la pop art e il cubismo.

Con il passare dei giorni, è però sempre più difficile comunicare che è tutto “bellissimo lo stesso”. Ciò che scaldava il cuore due settimane fa, adesso lo attanaglia. Ed è forse per questo che una notissima catena di supermercati ha rimodellato il proprio messaggio intorno alla parola “grazie”. L’abbiamo sentita pronunciare mille volte in queste settimane, in genere verso medici, infermieri, forze dell’ordine, volontari. Tutto giusto. Ma in quello spot c’è una novità: il “grazie” è rivolto anche ai clienti. I clienti vanno sempre lusingati, direte, ma è d’altronde vero che i supermercati ne hanno ben poco bisogno, di questi tempi. L’auto la puoi cambiare fra sei mesi (se avrai ancora un po’ di soldi, ovvio), la spesa la puoi rimandare al massimo di un paio di giorni.

Il nucleo del messaggio è: no, non è affatto tutto bellissimo lo stesso. Ognuno di noi sta facendo grandi sacrifici per il bene collettivo: il nostro dirimpettaio, quello che ci sta davanti in fila, il tizio che passa da solo per strada, il rider o l’autista del corriere. Invece di sospettare che vadano al supermarket per una bustina di zafferano, o magari di invidiarli perché “sono in giro”, potremo iniziare a dirci “grazie” l’uno con l’altro. La stragrande maggioranza di noi, tutto sommato, se lo merita. —



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