Il presidio
Muore a soli 43 anni stroncato da un male
Salvatore Brucia, detto “Tore”, ha lottato fino alla fine. Lascia la compagna Paola, quattro fratelli e il padre Giuseppe
viareggio
Nel gennaio del 2017 la scoperta di una malattia che non è riuscito a sconfiggere, nonostante la grande forza di volontà. E così Salvatore Tore Brucia, 43 anni, è morto nella sua casa al Marco Polo, dove viveva insieme alla compagna Paola Serni, che gli è stata al fianco cercando di superare insieme a lui l’ostacolo che si è rivelato insormontabile. Brucia era un ragazzo del Varignano, quartiere dove ha vissuto insieme alla sua famiglia, prima di trasferirsi al Marco Polo. La mamma Francesca è deceduta diversi anni fa, il papà Giuseppe ed i fratelli Tommy, Vincenzo, Mario e Daniele lo hanno aiutato anche loro nel percorso difficile della malattia. Fino a quando non c'è stata la crisi dell'edilizia, Salvatore ha lavorato come muratore. Poi insieme ad amici e parenti pescava e vendeva il pesce sul Molo. Lo ha fatto anche nel periodo in cui era in terapia, perché la passione del mare è sempre stata grande per lui, ed essere insieme con gli amici sul Molo gli dava la forza per guardare avanti con un po’ ottimismo.
«Le cure sembravano potessero portare i frutti sperati - racconta Paola -: siamo stati in vari ospedali, da Pisa a Milano, per cercare di trovare insieme ai medici le cure giuste a sconfiggere il male. Per un certo periodo è sembrato che tutto andasse per il verso giusto. Poi, ad ottobre-novembre, le sue condizioni sono andate sempre più peggiorando. Ma Salvatore non si è mai arreso, fino a ieri mattina quando è deceduto nella nostra casa, dove l’ho voluto per evitare il rischio virus».
Tore, come lo chiamavano un po' tutti, era un tifoso del Milan. Gli amici del Milan club Viareggio lo porteranno sempre dentro i loro cuori e per lui ci sarà sempre un posto sul pullman con il quale ha condiviso tante trasferte.
«Anch'io sono stata con lui tante volte: queste cose gli davano la forza per combattere la malattia», continua Paola: «Mi ha aiutato anche nell'associazione "Amici di Ettore", che porta il nome di un gatto al quale sono stata molto legata e per il quale è stato possibile realizzare una statua che abbiamo collocato sul Molo dove Tore con i suoi amici vendeva il pesce. Ho sempre amato i gatti e sono una delle volontarie del gattile, ed anche in questa attività Tore mi è stato vicino, perché anche lui amava i gatti. In 13 anni abbiamo condiviso tante esperienze, ci sono stati momenti belli. Poi è arrivata la malattia che Tore ha affrontato con grande determinazione e ci ha messo tutto se stesso per poterla sconfiggere. Invece, purtroppo, il male ha preso il sopravvento». —
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