Il Tirreno

Versilia

Il diario di Giampaolo Simi

Riaprono le librerie ma non c'è da esultare

Riaprono le librerie ma non c'è da esultare

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VIAREGGIO. Da oggi possono riaprire le librerie. Dopo i runner, i genitori con i figli al seguito e i fuggitivi delle seconde case, anche questa settimana avremo i nostri capri espiatori. Da oggi si apre quindi la caccia ai “furbetti dello scaffalino”. In un paese che vanta il record di analfabeti funzionali (persone che tecnicamente sanno leggere, ma non capiscono una frase più lunga di “state a casa”) le probabilità che il vostro vicino stia solo simulando un improvviso amore per De Lillo o Pavese sono molto alte. Basteranno un paio di abili domande trabocchetto sul pianerottolo per capirlo e additarlo al pubblico ludibrio sui social.

Lo dico da scrittore: la riapertura delle librerie serve solo a farci scannare un altro po’ dai nostri divani. Ma soprattutto rivela che chi ha preso questa decisione non mette piede in una libreria da diversi anni. Per carità, magari avrà letto tutta la “Recherche”, ma non conosce le dinamiche del settore su cui delibera.

Se almeno si fosse preso la briga di farsele raccontare, saprebbe che le librerie sono sopravvissute alla crisi degli ultimi anni diventando luoghi di incontro. Danno ai loro aficionados ciò che i colossi dell’e-commerce non possono offrire: gruppi di lettura per bambini o per adulti, lezioni di scrittura, dibattiti con gli autori. Ne ho girate alcune centinaia, in questi ultimi anni. Molte hanno anche il bar e non c’è un giorno della settimana in cui non ci sia una qualche iniziativa. Da oggi non riaprono affatto perché la loro ragion d’essere, e il loro fatturato, deriva da un insieme di attività che oggi non può riprendere.

Quanto alla pura e semplice vendita dei libri, durante questa quarantena io li ho ordinati alle librerie indipendenti della nostra città, che me li hanno recapitati in tutta sicurezza. E non solo: quasi settecento librerie hanno creato l’iniziativa “Libri da asporto” per assicurare la consegna dei libri via posta in tutta Italia. Centotrenta editori italiani pagano le spese di spedizione per non farle ricadere sul libraio, tantomeno sul lettore. Un bel modello di auto-organizzazione rapida, a costi irrisori, rispetto ai miliardi di euro di cui si discute oggi. Una bella idea di cui chi prende le decisioni poteva farsi carico, se solo se ne fosse accorto. —


 

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