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Ex cestista ucciso dal virus «Increduli»
viareggio
«È stata una doccia fredda per tutti, non ce l’aspettavamo proprio. Ci lascia un grande vuoto». Le parole di Alfredo Bonuccelli, presidente del Vela Basket e pilastro della pallacanestro viareggina, rendono bene l’idea di ciò che il montecatinese Raffaele Romano, ucciso a 61 anni dal virus, abbia significato per la disciplina cestistica. Anche a Viareggio, dove nei primi anni ’80 aveva giocato proprio indossando la maglia del Vela in serie C: ad allenare quella squadra – seppur di solo una decina di anni più anziano dei suoi stessi giocatori – era proprio Bonuccelli. «Me lo ricordo bene: la stagione era quella ’83-’84, fu l’anno in cui ci trovammo a fare a meno di due giocatori come Donati e Petri che per noi erano perni fondamentali della squadra. Avevamo bisogno di un rinforzo e trovammo lui: lo conoscevamo già tutti, sia perché l’avevamo tenuto d’occhio fin dai tempi delle giovanili nel Montecatini, sia perché d’estate veniva sempre in Versilia, a Lido di Camaiore, e aveva stretto amicizia con tanti ragazzi che giocavano nel Vela». Con la maglia bianconera Romano disputò una sola stagione e «non una delle sue migliori annate», ma nonostante questo lasciò un segno indelebile. «È sempre stato un tiratore eccezionale, ma anche una persona di gran cuore e simpaticissima fuori dal rettangolo di gioco – racconta Bonuccelli – mi ricordo che, dato che giocavamo in un palasport senza riscaldamento, quando non gli riuscivano tiri per lui semplici diceva sempre come scusa che aveva la mano fredda. Così quando veniva in panchina, lui che nella vita era un grande appassionato di pesca, si metteva a stringere una sfera di metallo calda com’era uso di alcuni pescatori all’epoca. Quando lasciò Viareggio – conclude – i nostri contatti sono rimasti comunque solidi, specialmente quando smise di giocare e rifondò il vivaio del Montecatini Basket: spesso le nostre strade si sono incrociate allenando le nostre rispettive squadre giovanili». La notizia della scomparsa di Raffaele Romano ha lasciato un grande vuoto in tutti coloro che in quegli anni lo avevano affiancato, sportivamente e non solo. «Abbiamo un gruppo whatsapp – rivela Alfredo Bonuccelli – in cui ci sono molti dei suoi compagni dell’epoca. La notizia ci ha raggelato: ci era giunta voce che era stato contagiato, ma ultimamente ci avevano detto che era migliorato. Siamo rimasti senza parole». —
Gabriele Buffoni
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