Italia
No all’idromassaggio sulla terrazza del bagno «Stona con la storia Lido»
Il consiglio di Stato ha bocciato il progetto di uno stabilimento «Modificherebbe il contesto paesaggistico e architettonico»
lido
Una vasca idromassaggio, se realizzata sulla terrazza di uno stabilimento balneare, snaturerebbe la caratteristica storica dei bagni di Lido. A dirlo è il consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso di un bagno della frazione versiliese contro il diniego del Comune di Camaiore alla realizzazione di una vasca nella struttura. Per la precisione, sulla terrazza, al posto di una aiuola-fioriera.
L’associazione che gestisce lo stabilimento aveva chiesto l’autorizzazione al Comune nel febbraio dello scorso anno. Ma Capitaneria di porto e Soprintendenza, durante la conferenza dei servizi, avevano espresso parere negativo. La prima perché «l’attuale concessionario conduce l’intera struttura più come uno stabilimento balneare che come colonia marina (quale in realtà è, ndr) con evidenti danni a carico del pubblico demanio marittimo sotto il profilo della coerenza del canone demaniale attualmente corrisposto dalla parte rispetto a quello che invece sarebbe dovuto se fosse ufficialmente legittimato come stabilimento balneare». La seconda invece sosteneva che la vasca idromassaggio sulla terrazza non fosse proprio nella natura storica dei bagni di Lido e che avrebbe avuto un impatto paesaggistico notevole. Motivo per cui il Comune ha respinto la richiesta.
Il consiglio di Stato – premettendo che il parere della Soprintendenza è un parere tecnico non sindacabile se non per «illogicità manifesta» – ha sposato in pieno il parere dell’organo del ministero dei beni culturali sostenendo che «la realizzazione di tale manufatto consentirebbe l’introduzione di una caratteristica architettonica difforme rispetto a quelle degli altri stabilimenti balneari della zona, dove le coperture sono a falde laterizie (a padiglione oppure a capanna) o, in minor misura a terrazza adibita, nei casi (non molti) in cui è praticabile, a solarium». Inoltre, si legge nella sentenza, «l’intervento andrebbe a modificare, non solo lo stabilimento balneare da esso direttamente interessato, ma anche il complessivo contesto paesaggistico ed architettonico del lungomare, ossia il tessuto storico, di cui il bene fa parte, indipendentemente dalle specifiche caratteristiche di quest’ultimo e dalla realizzazione di precedenti interventi modificativi».
E aggiunge che «appare altresì ragionevole l’esigenza posta dalla Soprintendenza a fondamento del parere negativo di non aggravare la disomogeneità delle caratteristiche architettoniche degli stabilimenti balneari, già presente nell’area di riferimento. A ben vedere, anzi, l’elevato grado di disomogeneità già esistente rende ancor più stringente l’esigenza di armonizzazione degli interventi da eseguire nell’area». —
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