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Il direttore del 118: «Ecco come interveniamo sui casi sospetti»

Michele Morabito
Il direttore del 118: «Ecco come interveniamo sui casi sospetti»

Andrea Nicolini spiega a Il Tirreno come è organizzata l'emergenza: «Sono cambiati i protocolli per individuare nei limiti del possibile all’origine i soggetti sospetti oppure no, e ovviamente si agisce di conseguenza»

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VIAREGGIO. Un servizio potenziato e più sicurezza per pazienti e operatori sanitari. Così il 118 ha risposto all’emergenza sanitaria in corso. A illustrarlo a Il Tirreno è il direttore della Centrale operativa territoriale, Andrea Nicolini, il quale spiega che «L’organizzazione territoriale è rimasta la stessa e al momento non vi sono motivi per una modifica: sono cambiati semmai i protocolli per individuare nei limiti del possibile all’origine i soggetti sospetti oppure no, e ovviamente si agisce di conseguenza».

Tutti gli equipaggi, spiega Nicolini, «vengono mandati con dei presidi di difesa individuale che definirei base su tutti gli interventi, traumatologici, respiratori, e laddove si evidenzia che c’è la necessità di presidi di sicurezza superiore riservati a coloro che intervengono sulle vie aree o che richiedono manovre invasive, in quel caso tutti i mezzi con il sanitario, a bordo hanno presidi di livello superiore sia per il mezzo con il sanitario a bordo (auto medica, ndr) sia per l’ambulanza di supporto. In più c’è un coordinamento a livello regionale tramite il coordinamento maxi-emergenze che ci consente di gestire tutti i trasferimenti tra i presidi per esempio dei pazienti intubati, sottoposti a ventilazione». Alcuni mezzi delle associazioni sono sempre a disposizione, al di là della normale turnazione sul 118, per il trasferimento, e si attivano nel caso siano necessari spostamenti ospedali: «Ricorriamo a questo secondo parco mezzi – continua Nicolini – talvolta anche per i ricoveri, di solito quelli meno urgenti di pazienti che sono già stati visitati o dal medico del 118 o da quello di medicina generale che però richiedono ospedalizzazione, ma per casi meno gravi».

Quando arriva il sospetto di un paziente contagiato dal covid –19 si attiva il protocollo: «Nel caso di una persona grave in cui si sospetta la presenza del virus, parte il mezzo più vicino con il medico a bordo e l’ambulanza al seguito: al medico viene affidata la prima valutazione del caso. Altrimenti per casi in cui non rileviamo dalla chiamata una gravità imminente si segue il protocollo standard. I mezzi vanno direttamente agli ospedali di zona al pronto soccorso: gli unici ospedali non accessibili al 118 sono Pontremoli e Fivizzano. L’organizzazione del 118 rimane immutato: la scelta del mezzo da inviare avviene in base al codice che viene attivato giallo, verde o rosso. È cambiata l’attenzione verso le misure da prendere anche a tutela dei nostri operatori delle diverse associazioni che è fortemente cambiata».

La gente ha paura. «A fine febbraio sono triplicate le telefonate al 118 perché vi erano molte domande: siamo ancora in una situazione di numeri di accessi molto alti rispetto alla media, ma siamo in via di normalizzazione. Facciamo fronte con un sistema associativo che ha risposto con una disponibilità e una professionalità straordinaria: nessuno ha fatto mezzo passo indietro, semmai ci chiedono spesso informazioni sui dispositivi di sicurezza, ma questo è giusto».

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