Il compleanno di Veronica a lottare in terapia intensiva
Infermiera al Versilia, per la prima volta festeggia lontana da marito e figli: «Un sacrificio che faccio per loro, con il cuore siamo sempre vicini»
SERAVEZZA. Un compleanno un po’ diverso, quello di ieri, per Veronica Battolla, 42 anni, di Querceta, infermiera al Versilia in terapia intensiva. Che ha risposto presente come tante altre colleghe e colleghi quando è arrivata la chiamata al lavoro di fronte ad un nemico subdolo e sconosciuto che fa tanta paura.
Un compleanno da sola, perché la sua scelta è stata quella di separarsi dalla famiglia per non esporla a rischi e con due figli di tre e sei anni è durissima per una mamma. Eppure Veronica non ha esitato, perché lavorare in ospedale non è solo un mestiere, ma una missione e quando si è in guerra sale il rispetto oltre che per i pazienti anche per se stessi, per la volontà di essere nel pieno della battaglia.
La giornata passa tra il lavoro, le faccende di casa, in attesa di una videochiamata su Whatsapp con il cuore in gola quando i bambini, inevitabilmente, chiedono della mamma e chiedono quando sarà che la famiglia sarà di nuovo tutta assieme.
«Al bimbo più grande ho detto che se vuol fare il pompiere, un giorno lo chiameranno anche di notte e lui dovrà svolgere il suo lavoro. L’altro giorno ha perso i primi due dentini ed è stata durissima non esserci. Con la piccola è un po’ più difficile perché trovare le parole giuste è durissima, le manca la mamma. Mi aiuta molto mio marito che ha capito e ha condiviso con me la scelta di questo allontanamento volontario da tutti loro: lui è andato ad abitare dai miei con i bambini perché almeno hanno il babbo a consolarli un po’. Credo di aver fatto la scelta giusta per loro, ma soprattutto per me – commenta Veronica – perché non volevo mettere a rischio loro che sono la cosa più importante della mia vita. La mia famiglia mi dà la forza e il coraggio di affrontare questa guerra, perché di guerra si tratta, una guerra assurda contro un nemico invisibile che sappiamo che c’è, ma che non riusciamo a vedere. Mi ha fatto un po’ impressione trascorrere il compleanno da sola, ma è un sacrificio che ho ritenuto opportuno fare».
Neanche a dirlo che si è trattato di un compleanno diverso: «È il primo compleanno lontana fisicamente, ma vicina con il cuore ai miei affetti, ai miei splendidi bambini che mi mancano come l’aria, a mio marito, ai miei magnifici genitori, le miei radici, le mie rocce, a mia sorella sempre mia complice e sostenitrice, ai miei amici sempre presenti che mi hanno inondato di messaggi che mi hanno fatto sentire un po’ meno la loro lontananza. Credo che questa esperienza dovrà insegnarci un po’ di cose e ristabilire tutte le priorità di ciascuno di noi. È una guerra che dobbiamo vincere prima possibile per riprenderci la nostra vita. Dopo questo niente sarà uguale a prima, se non gli affetti veri che saranno ancora più forti. Insieme con il cuore grande che tutti abbiamo, ce la faremo. Quindi buon compleanno combattente a me». —
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